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sabato 05/01/2019

Reddito di cittadinanza, così i “navigator” aiuteranno chi avrà l’assegno

Ma che faranno questi navigator per i percettori di reddito di cittadinanza? Sono le figure che suscitano più curiosità, dopo che Luigi Di Maio le ha evocate in tv, ma sono anche quelle decisive per il successo del reinserimento lavorativo dei percettori di sussidio. La risposta ce l’ha Mimmo Parisi, professore di statistica ed economia alla Mississippi State University, ora consulente del governo per il reddito di cittadinanza: sta per insediarsi come nuovo presidente di Anpal, l’Agenzia per le politiche attive del lavoro, che sarà la cabina di regia di tutto il progetto.

“Le persone faticano a trovare un lavoro non perché non siano in grado o non siano istruite, ma perché spesso devono affrontare gravi ostacoli che impediscono loro di connettersi con successo ad un lavoro”, spiega Parisi. Per questo serve il navigator, per “aiutare le persone a superare questi ostacoli”. Un navigator deve essere “in grado di comprendere il contesto dal quale i lavoratori provengono e di aiutarli a sviluppare un piano che permetta loro di orientarsi in modo tale da superare le proprie difficoltà personali”.

La legge di bilancio ha stanziato i fondi per assumere 4.000 persone, il grosso entrerà in Anpal servizi, società di Anpal che può assumere come un’azienda privata, senza concorsi. Il profilo che Parisi cerca è il seguente: “Servono laureati capaci di lavorare nel settore delle risorse umane, con una grande capacità analitica per valutare situazioni diverse, disponibili a fare formazione continua”. Parisi, che già ha sperimentato questi sistemi con successo in Mississippi, sa bene cosa gli serve: qualcuno in grado di cogliere il piccolo potenziale nascosto anche nel disoccupato che sembra senza alcuna speranza.

Ogni navigator dovrà seguire 100-150 persone, per ciascuno compila una “dashboard”, una scheda di profilazione, con le competenze già acquisite e gli ostacoli da superare per tornare nel mercato del lavoro. Lo scopo di questo primo passaggio è capire se il beneficiario di reddito di cittadinanza è già in grado di formarsi e accettare un impiego (e allora gli proporrà un “patto per il lavoro”) oppure se invece deve prima risolvere problemi più profondi, di dipendenze, o di disturbi sanitari o di situazioni familiari degenerate, e allora deve indirizzarlo ai servizi sociali del Comune per un “patto per la reintegrazione sociale”.

Sempre il navigator dovrà anche interagire con le imprese, convincerle a cercare i lavoratori tramite il sistema del reddito di cittadinanza (per questo ci sono gli incentivi pari ad almeno cinque mensilità di sussidio che vanno all’impresa se assume uno dei beneficiari) e quali profili cercano. Il sistema dei navigator partirà all’inizio in parallelo ai centri per l’impiego pubblici, oggi inefficienti, ma nel giro di pochi mesi dovrebbe diventare lo standard. Anche perché il navigator è il fattore umano, ma la parte decisiva su cui Parisi sta lavorando in queste settimane è l’infrastruttura digitale che deve creare il “marketplace” dove si incontrano domanda e offerta.

Tutto questo è spiegato in venti slide che il governo ha preparato ma non ancora presentato. Ci sono anche le tempistiche dei prossimi mesi, che dipendono molto dal lavoro di Parisi. A marzo chi vuole il reddito di cittadinanza deve procurarsi l’Isee (l’indicatore della situazione economica) e lo Spid (l’identità digitale per interagire con la pubblica amministrazione). Poi può compilare la domanda on line da solo oppure tramite uno sportello accreditato (ancora in discussione, si ragiona su Poste, Caf, Inps…). Entro fine marzo arriva il responso via sms. I selezionati saranno poi contattati dal navigator.

E qui comincia la parte che richiederà più tempo e fatica. I colloqui con i beneficiari del sussidio, la formazione necessaria, il dialogo con le aziende per abbinare domanda e offerta di lavoro, la presentazione dei candidati alle imprese per far scegliere tra gli idonei alla posizione. Il navigator continuerà poi a seguire i suoi ormai ex-disoccupati per aiutarli a costruirsi anche un percorso di carriera, almeno questo è il piano di Parisi che vuole replicare l’esperienza del Mississippi.

La sfida davvero complessa è automatizzare il più possibile le comunicazioni tra lavoratori in cerca di impiego e imprese in cerca di dipendenti. Nelle slide si vede il navigator Angelo sempre al telefono, ma il grosso del lavoro sarà fatto sulle banche dati, su cui la squadra di Parisi sta già lavorando, perché bisogna far comunicare tra loro i diversi pezzi di pubblica amministrazione coinvolti. E il problema che sta affrontando Parisi, ben noto a tutti quelli che lavorano coi dati, è la costruzione di un database “normalizzato” dove, cioè, informazioni inserite con unità di misura diverse e con caratteristiche differenti vengono rese tutte omogenee in modo che poi si possano utilizzare per ricavarne informazioni. Di tempo per far partire tutto il sistema prima delle elezioni europee, però, ce n’è davvero poco.

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Chi può accedere e quanto riceverà

Il governo ha quasi pronto il decreto sul reddito di cittadinanza. Sulla base dei documenti di lavoro, i requisiti per accedere al momento sono questi. L’ISEE e PATRIMONIO. L’indicatore di situazione economica equivalente deve essere inferiore o uguale a 9.360 euro e per ogni nucleo familiare viene considerato il valore degli immobili diversi dalla prima casa (deve essere inferiore a 30.000 euro) e il patrimonio mobiliare, che comprende investimenti, soldi sul conto corrente ma anche auto e moto. Si ha diritto al reddito di cittadinanza con un patrimonio mobiliare inferiore a 6.000 euro per un single, a 8mila euro per una coppia, a 10mila euro per una famiglia di tre persone. Se poi nel nucleo familiare c’è un disabile, il beneficio viene comunque erogato anche con un patrimonio mobiliare più alto di 5.000 euro. La soglia massima del reddito familiare per ottenere quello di cittadinanza è di 9.360 euro all’anno, che significa esattamente 780 euro al mese. All’importo base per il capofamiglia (massimo 780 euro al mese), va aggiunto lo stesso importo moltiplicato per 0,4 per i componenti adulti (coniuge, figli maggiorenni, anziani a carico) e moltiplicato per 0,2 per i figli minori. Nell’insieme, l’importo non può avere coefficiente superiore a 2,1. Tradotto in numeri: si va dai 780 euro per un single che parte da reddito zero all’importo massimo per una famiglia con tre adulti e due minorenni che prende 1.330 euro al mese. CASA. Assume un ruolo cruciale. I 780 euro sono spacchettati in due: 500 euro integrano il reddito di ciascuno dei beneficiari. Mentre 280 euro sono un contributo all’affitto che va soltanto al beneficiario che deve sostenere tale spesa. Questo significa che in una famiglia di quattro persone, soltanto uno dei membri potrà ricevere i 280 euro, gli altri al massimo 500 a testa. Nel caso di un mutuo al titolare del prestito va un contributo di 150 euro al mese.

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