Il Movimento 5 Stelle, come qualsiasi altra forza politica, può piacere o non piacere. Ciascun elettore è libero di maturare il suo giudizio in base a fattori diversi. C’è chi guarda ai programmi, chi valuta le persone. C’è chi si affida all’istinto e chi invece sceglie il meno peggio o vota semplicemente contro. Spesso la croce su un simbolo è frutto di un misto tra ragionamento e sensazioni: conta quello che i partiti e i movimenti hanno fatto in passato o promettono di fare in futuro, ma pesano pure le simpatie e le antipatie.

È però sempre importante che i cittadini abbiano in mano, prima del voto, il maggior numero di informazioni possibili in modo che arrivati nei seggi possano prendere (almeno potenzialmente) una decisione davvero consapevole. Non per nulla, tanti anni fa, un liberale come Luigi Einaudi ripeteva che bisogna “conoscere per deliberare”. Si tratta di un principio ovvio e, almeno fino a ieri, a parole, da tutti condiviso.

Per questo appaiono irrazionali e, a parere di chi scrive, del tutto immotivate, le polemiche sulla presentazione agli elettori della squadra di governo che il candidato premier Luigi Di Maio proporrà ufficialmente al presidente della Repubblica nel caso in cui fosse incaricato di formare un esecutivo.

Al contrario di quanto afferma il segretario del Pd, Matteo Renzi, averlo fatto prima del quattro marzo non viola nessuna regola. Certo, probabilmente Di Maio avrebbe potuto evitare di inviare già ora l’elenco via email al Quirinale. Ma comunicare al presidente Mattarella dei nomi che di lì a poco verranno resi noti a tutti, non è un attentato alla Costituzione. Chi del tutto legittimamente invita gli italiani a votare per sé e per il proprio partito, se lo ritiene, dovrebbe invece spiegare perché considera le persone proposte inadatte per il ruolo. Definire tout court “surreale”, come ha fatto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, l’idea di rendere pubblica la lista finisce invece solo per accentuare la convinzione che la politica voglia decidere tutto nelle segrete stanze.

Da questo punto di vista, è più razionale e democratica la polemica innestata dal dem Emanuele Fiano sul nome di Lorenzo Fioramonti, il docente di Economia politica che i pentastellati indicano come ministro dell’Economia. Fiano sostiene che Fioramonti sia a favore del boicottaggio di Israele, perché ritirò la propria partecipazione a un convegno internazionale sull’acqua a cui era stato invitato l’ambasciatore israeliano, il diretto interessato definisce “strumentale” la ricostruzione, ricordando di aver collaborato con diverse università israeliane e Di Maio assicura che il movimento è contro il boicottaggio. Ciascun cittadino, come in ogni campagna elettorale, può ascoltare le varie posizioni e può maturare un’opinione. Può cioè entrare nel merito di una feroce discussione politica intorno a un nome. Cosa che invece, guardando alle altre forze in campo, non può fare. Nessuno conosce i potenziali ministri del centrosinistra e del centrodestra. Anzi, a oggi, è persino impossibile capire quale sia il candidato premier del Partito democratico. Per statuto dovrebbe essere Renzi, ma lo stesso segretario si mantiene sul vago spiegando che il Pd ha più nomi a disposizione. Per questo, anche se si è ostili ai 5Stelle, ci si dovrebbe augurare che in futuro, in occasione di altre elezioni, tutti i partiti e tutte le coalizioni propongano in anticipo la loro squadra di governo. Perché informazione e trasparenza rendono le democrazie migliori.

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