Nel marzo 2015 una modella italiana denuncia Weinstein per molestie. Gli agenti della polizia di New York le chiedono di indossare un microfono nascosto e di tornare da lui. Sarà proprio quella registrazione, due anni e mezzo dopo, la prova-chiave che renderà credibili le denunce di decine di altre donne. Quella modella si chiama Ambra Battilana ed è la stessa che, assieme all’amica Chiara Danese, ha testimoniato contro Silvio Berlusconi nel processo per le notti di Arcore. Le due vicende sono ovviamente molto diverse tra loro. La sola cosa che le accomuna è la protagonista che può raccontarle entrambe. Asia Argento ha realizzato un’intervista esclusiva ad Ambra Battilana. Ne pubblichiamo uno stralcio, oggi pomeriggio la versione integrale sul sito del Fatto.

Raccontami come hai incontrato Weinstein, la prima volta.

Fu nel 2015, a fine marzo, a New York. Andai con la mia agenzia a uno spettacolo teatrale. Dopo lo spettacolo ci fu un party. Vidi questa persona fissarmi.

Avevi idea di chi fosse?

No, vedevo questa presenza da lontano che mi fissava e io cercavo di evitare lo sguardo. A un certo punto lo vidi venire verso di me. Mi chiese chi fosse il mio agente e gli indicai la persona accanto a me. Iniziarono a parlare. Lui era colpito da qualcosa, come se gli ricordassi qualcuno. Continuava a dirmi: “Assomigli a un’attrice”.

A un’attrice?

Sì, ma se non ne ricordo il nome. Mi parlò di un altro progetto per il quale, secondo lui, sarei stata perfetta. Si scambiarono i biglietti da visita col mio agente e poi sparì.

Quanto tempo dopo ti ha contattata?

Il giorno dopo fui chiamata a un casting per quel progetto.

Dove?

Nell’ufficio di Weinstein, nel Tribeca Film Center.

A questo punto Ambra avrebbe voluto raccontare in prima persona i dettagli del suo incontro con Weinstein, ma l’aver firmato un patto di riservatezza la costringe al silenzio. Se lo violasse, lui potrebbe farle causa e portarle via la vita che a fatica lei ha provato a ricostruire. Però posso farlo io per lei, perché a me è successo di peggio. Io sono stata portata a una festa della Miramax che non esisteva dal produttore Fabrizio Lombardo. Mi ha portato in un albergo. Non mi sembrava così strano, mi era capitato altre volte. Quando mi sono ritrovata da sola con lui, Weinstein era così affabile, si parlava di lavoro. Poi, però, lui è andato in bagno ed è tornato indietro con un accappatoio e una crema per chiedermi un massaggio. Con Ambra avrebbe avuto la stessa improvvisa mutazione. Dopo un tentativo di approccio sessuale da parte di Weinstein, secondo quanto ha riferito alla polizia, Ambra è corsa via, sotto choc, e ha pensato bene di denunciare tutto il giorno stesso. Non solo: quando i poliziotti in centrale, di fronte al cognome Weinstein, hanno esclamato “di nuovo?” e le hanno chiesto di mettersi addosso un microfono e di tornare dall’uomo che l’aveva molestata, Ambra ha detto sì.

Quindi a farti scattare la forza è stato quel “di nuovo”?

Pensare che magari una ragazza più giovane di me, indifesa o qualsiasi altra persona potesse aver subito qualcosa come me o peggiore mi ha scatenato l’ira.

È stata una donna coraggiosa, perché quell’audio – da stasera disponibile sul sito del Fatto – ha reso credibile non soltanto la sua versione, ma anche quella delle decine di altre donne che hanno raccontato di aver subito molestie da Weinstein. Questa registrazione venne mandata ai pm di New York. Il giorno dopo, sul New York Post, uscì la notizia di una modella italiana che aveva denunciato il grande produttore. La “gloria” durò poco: nei giorni a venire, Ambra sui giornali divenne una “ricattatrice” e poi una “prostituta”. Neanche una settimana più tardi, senza che nessun giudice l’avesse contattata, apprese dalla stampa che Weinstein non sarebbe stato incriminato. E tutto nonostante quell’audio, che ai giornali non era arrivato. La sua vita diventò un inferno. Ma fu quando i giornalisti americani riuscirono a scovare suo fratello, qui in Italia, che Ambra decise di firmare un patto di riservatezza: da quel giorno non avrebbe più potuto raccontare nulla dell’accaduto. Ma come è possibile far firmare una simile clausola a una donna che è stata vittima di molestie o di violenze sessuali? Per la seconda volta nella sua vita, Ambra fu costretta a scappare nelle Filippine.

Quando hai capito che le acque si erano calmate, poi sei tornata a New York.

Un anno e mezzo dopo. Torno e ricomincio a lavoricchiare. Poi vengo a sapere di Rose McGowan (l’attrice che ha fatto esplodere il caso Weinstein, ndr).

Come scopri di Rose?

Tutti i giorni, dopo aver firmato la clausola di riservatezza, ero ossessionata dal vedere se questa persona realmente aveva smesso di fare quello che aveva fatto a me.

Capisci subito che si trattava di Weinstein, perché lei lo chiamava solo ‘il mostro’?

Alcuni giornalisti intendevano lui. La promessa che mi feci firmando la clausola era che, se avessi sentito di altri casi, avrei cominciato a parlare.

Rischiando di essere denunciata? E che ti togliessero tutto? Sei stata coraggiosa.

La mia famiglia era al sicuro. Quando sentii di Rose, mi misi in testa questa cosa qua.

Quando sei stata contattata da Ronan Farrow, il giornalista del New Yorker che è stato determinante per far esplodere il caso Weinstein?

Ronan ha contattato il mio avvocato e non me. Lui gli ha risposto che io ero impossibilitata a parlare. Forse poi Ronan ha preso contatti con altre persone attorno a me e ho avuto la netta sensazione che la polizia abbia collaborato con lui dandogli strumenti utili.

Per esempio?

La registrazione.

Ecco. La tua registrazione è stata fondamentale, perché tutto il mondo ha saputo. Weinstein passa dal fare il bambino piagnucolante al mostrarsi duro come un predatore seriale. Cercava di entrare nelle tue fragilità. Si sentiva la tua voce impaurita. In più avevi un microfono, la polizia sentiva, questo ti strattonava. Se non ci fosse stata la tua registrazione, non ci avrebbero mai credute. Come ti sei sentita quando è uscita la registrazione?

Mi sono sentita utile, ho provato una sensazione di felicità che da tanto non sentivo, nel pensare che un uomo del genere venisse fermato. Così tante altre donne, finalmente, sono state credute. E anche io venivo creduta dopo tutto quel tempo: sono passata da essere una da evitare a essere chiamata ‘eroina’. Ho fatto solamente la cosa giusta.

Adesso parlami della tua vita, prima di conoscere Silvio Berlusconi.

(continua domani)

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