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Meghan Markle, il padre indagato per pedopornografia trasferito in una struttura per persone con disturbi cognitivi: ora l’FBI potrebbe non riuscire a interrogarlo. E spunta un secondo archivio in Messico

Il padre di Meghan Markle trasferito in una memory care: ecco perché l'FBI potrebbe non riuscire a interrogarlo

di Antonella Zangaro
Meghan Markle, il padre indagato per pedopornografia trasferito in una struttura per persone con disturbi cognitivi: ora l’FBI potrebbe non riuscire a interrogarlo. E spunta un secondo archivio in Messico

Thomas Markle senior potrebbe non essere mai interrogato dalla polizia che lo sta indagando con l’accusa di pedofilia.
The Sun ha infatti scoperto che l’uomo, oggi 82enne, venerdì 30 ottobre è stato trasferito all’interno di una struttura in Florida dedicata “alla cura della memoria” (memory care) per i pazienti che presentano forme di declino cognitivo. Spencer Kuvin, avvocato della Florida, parlando con il tabloid, ha però spiegato tutti gli ostacoli che l’FBI deve affrontare oggi che l’uomo è stato ricoverato, perchè “non si può semplicemente irrompere in una struttura di assistenza per persone affette da disturbi cognitivi e condurre un interrogatorio.”

Qualsiasi avvocato difensore competente potrebbe farlo annullare “facendo invalidare l’intervista, e l’FBI ne è consapevole”, perchè una diagnosi di demenza impedisce ad un paziente di “rinunciare volontariamente ai propri diritti legali – quindi – sarebbe necessario un parere medico indipendente che attesti la sua idoneità a essere interrogato, e occorrerebbe l’autorizzazione di un giudice che confermi la sua capacità di rilasciare dichiarazioni.” Samantha Markle, la primogenita di Thomas senior, ha dichiarato al Sun di aver organizzato il trasferimento del padre nella casa di cura per garantirne la “sicurezza”.

A metà ottobre, il figlio Thomas Jr, lo aveva denunciato alla polizia dichiarando di aver trovato materiale pedopornografico all’interno di alcuni scatoloni nascosti nella casa del padre a Cebu, nelle Filippine. La polizia di Manila ha aperto le indagini mentre gli inquirenti ottenevano l’autorizzazione a scandagliare telefonini, computer e hard disk dell’uomo e l’FBI americana dava il via, a sua volta, alle sue ricerche. Il diretto interessato ha sempre negato ogni accusa respingendola al mittente come “falsità”, ma la storia ha origini che risalgono già al 2019, quando la prima moglie di colui che lavorava come tecnico delle luci a Hollywood, scrisse una lettera indirizzata alla Metropolitan Police che arrivò anche nelle mani di Meghan Markle. Lì, a chiare lettere, venivano denunciati i comportamenti dell’ex marito accusato di andare in Thailandia e nelle Filippine per avere rapporti con minori.

Recentemente, Scotland Yard ha affermato che quella lettera, scritta da Roslyn Loveless, era stata girata al Protection Command della Met Police, che aveva deciso di “trasmetterla all’ufficio del Duca e della Duchessa del Sussex, affinché ne fossero informati”. Non solo, secondo il Sunday Times, figure chiave della corte reale e i vertici della polizia non furono messi a conoscenza della missiva, alimentando così l’ipotesi che possano esistere altri presunti illeciti rimasti nascosti negli ultimi sette anni. Ciò che sarebbe altrettanto grave è che Meghan, intenzionata a denunciarne i contenuti, sarebbe stata indotta al silenzio.
La polizia oggi sta cercando il bodyguard reale che all’epoca le disse: “Lasciate fare a noi, indagheremo”.

In base a quanto riportato dal quotidiano inglese, quello stesso agente di sicurezza del RaSP avrebbe consigliato alla duchessa di non esporsi pubblicamente in un momento in cui veniva criticata per aver interrotto i rapporti con il padre senza fornire alcuna spiegazione. Quelli erano infatti gli anni delle polemiche legate al distacco di Meghan dal padre che denunciava di non essere stato neanche invitato al matrimonio dei Sussex, avvenuto nel 2018.
In questi giorni, le indagini hanno portato anche all’emersione di nuovo materiale che sarebbe stato nascosto in un secondo archivio custodito in un deposito in Messico. Anche qui, ci sarebbero immagini che ritrarrebbero abusi su minori.

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