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“Con le prime due pizzerie aperte sono arrivati due infarti. Siccome stiamo per aprirne una terza, mia moglie è già in ansia. Se sono stato un buon padre? No. Ora con un libro racconto mia figlia Giulia”: parla Nico Acampora, fondatore di PizzAut

Al Corriere della Sera il fondatore di PizzAut ripercorre gli anni seguiti alla diagnosi di autismo del figlio Leo e racconta il rapporto con la primogenita Giulia: “Solo oggi capisco quanto questi anni siano stati difficili per lei”

di Redazione FqMagazine
“Con le prime due pizzerie aperte sono arrivati due infarti. Siccome stiamo per aprirne una terza, mia moglie è già in ansia. Se sono stato un buon padre? No. Ora con un libro racconto mia figlia Giulia”: parla Nico Acampora, fondatore di PizzAut

Quando è arrivata la diagnosi di autismo per suo figlio Leo, Nico Acampora “è rimasto inerte per anni”. Lo racconta al Corriere della Sera: “Come se avessi voluto cancellare Leo. Fu un amico a risvegliarmi: ‘Che succede? Quel ragazzo ha bisogno di suo padre’. Un pugno nello stomaco”. Un percorso affrontato insieme alla moglie Stefania e che oggi lo porta a guardare anche a ciò che quella storia ha significato per l’altra figlia, Giulia: “Solo oggi capisco quanto questi anni siano stati difficili per lei”.

La svolta nella vita di Acampora arriva nel 2021: “Volevo un progetto che coinvolgesse anche altri ragazzi e così, a Cassina de’ Pecchi, nel Milanese, aprimmo la prima pizzeria gestita da giovani autistici, Leo incluso. Ma arrivò anche il primo infarto per me”. Dice “il primo” perché ce n’è stato un secondo: “Coincise con l’apertura della seconda pizzeria, a Monza. Siccome stiamo per aprirne una terza, all’interno dell’Università Iulm, mia moglie è già in ansia”.

Se dovesse fare oggi un bilancio come padre, Acampora non si assolve: “Tutto preso dal mio attivismo, spesso ho lasciato che a prendersi cura di Leo fossero sua madre e sua sorella”. Ed è proprio a Giulia che dedica il nuovo libro, Mio fratello è un cavaliere Jedi, “un romanzo nel quale abbiamo provato a ricostruire la situazione di tanti fratelli e sorelle di persone autistiche”.

Ricorda, per esempio, la sorpresa della ragazza quando una volta chiese ai genitori di poter andare via per un periodo e si sentì rispondere di sì. “Chissà quante volte avrebbe voluto più spazio solo per sé stessa”. Perché spesso, invece, “c’era Leo da accompagnare da qualche parte, c’era da tenerlo d’occhio in casa. Quella di Giulia, come quella di altri fratelli o sorelle di persone autistiche, è stata una vita di rinunce”. Da qui l’idea di un libro nato raccogliendo anche le storie di altre famiglie. Oggi Giulia studia Scienze Politiche e si è iscritta anche a Sociologia insieme al padre. “Gliel’ho proposto io, lei ne è stata felice. Un modo per stare di più insieme”, racconta Acampora.

Intanto PizzAut continua a crescere. Dopo aver accolto ospiti da Papa Francesco a numerosi esponenti politici, il progetto è diventato un punto di riferimento anche per Kimi Antonelli. “Per lui pizza con salsiccia e gorgonzola, ma abbiamo un progetto più ambizioso: volare con lui ad Abu Dhabi per partecipare in prima persona all’esperienza della Formula Uno. Ci manca solo una compagnia aerea che ci paghi il biglietto”. L’obiettivo resta quello di sempre: portare il messaggio di PizzAut il più lontano possibile. “I nostri ragazzi possono condurre una vita piena e dignitosa anche senza sostegni economici dello Stato, ma diventandone pienamente cittadini e contribuenti”.

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