Il dolore e la rabbia - 4/4
C’è ancora tanta amarezza nelle parole di Piera Maggio: “Rabbia per ciò che si poteva fare e non si è fatto. Sono sicura al cento per cento che se le ricerche iniziali le avessero fatte in un certo modo, oggi avrei Denise tra le mie braccia. Ci sono elementi importanti, fondamentali per individuare i colpevoli che oggi sono irrecuperabili ma altri elementi possono ancora venire fuori. Ci stiamo mettendo tutto l’impegno possibile per riportare alla luce alcuni fatti. Non abbiamo bisogno di sbandierare le cose, noi lavoriamo con gli avvocati in silenzio. Cerchiamo di andare avanti con dignità, non l’abbiamo mai persa nonostante tutto quello che c’è dietro al dolore. Ci sono momenti in cui non sto bene, ho giornate altalenanti ma siamo qui. Sono state fatte delle illazioni che fanno male. Come donna mi sono sentita usurpata, violata nella mia dignità. A di là delle opinioni personali ognuno ha la sua vita e va rispettata come tale, ci sono dei limiti che non vanno scavalcati ma ci sono persone che questo ancora oggi non lo capiscono o non lo vogliono capire. Quello che non sopporto è l’ipocrisia che sento sulla mia pelle. Hanno enfatizzato la nostra situazione, per esporci al pubblico, alla curiosità e morbosità”.
La Maggio ha lanciato dure accuse anche verso il suo ex marito di cui Denise porta ancora il cognome: “Ha detto che Denise è nata in un contesto sbagliato, è qualcosa di abominevole, non si può usare questo concetto, non si può giustificare quello che ci è successo. Denise è nata nell’amore, io e Pietro abbiamo voluto farla nascere, è stata voluta e non un caso. Non si può infierire su una ferita aperta”.