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“Scoprire di essere il figlio segreto di Pippo Baudo è stato un trauma molto forte. Mi veniva una nausea terrificante, tremavo, la testa mi girava. Una sera finii in coma per gli psicofarmaci”: parla Alex Baudo

Al settimanale Oggi, Alex Baudo racconta il trauma di scoprire a 31 anni di essere figlio segreto di Pippo Baudo: panico, psicofarmaci e coma

di Vittorio Saladini
“Scoprire di essere il figlio segreto di Pippo Baudo è stato un trauma molto forte. Mi veniva una nausea terrificante, tremavo, la testa mi girava. Una sera finii in coma per gli psicofarmaci”: parla Alex Baudo

Scoprire di essere il figlio di Pippo Baudo «fu un trauma molto forte. Non sapevo più chi era mio padre, mi sentivo fuori dal cerchio della famiglia e ingannato da tutti… Iniziai a soffrire di disordine da panico…». È il racconto di Alex, il figlio segreto, fino a quando a 31 anni, non ha scoperto il suo vero padre. Un padre che non si è mai nascosto, non si è mai tirato indietro dalle proprie responsabilità. Alex nel 1993 aveva pubblicato un disco di successo, era appena diventato padre di Sean e come regalo seppe la verità. A raccontargliela fu «mio fratello Riccardo – confessa al settimanale Oggi – Scoprii anche che in molti sapevano la verità, tranne me».

Felicità, stupore, rabbia, panico. Tutto insieme, tutto all’improvviso. «Mi veniva una nausea terrificante, tremavo, la testa mi girava. Un giorno dovevo prendere il tram ma, quando arrivava, non riuscivo a salire. Restavo bloccato… Per tenere sotto controllo gli attacchi di panico, prendevo degli psicofarmaci, una sera ne presi troppi, che mandai giù con un alcolico». Alex confessa anche che «finii in coma, mi salvò la telefonata di un amico che capii che stavo male e avvisò la polizia: entrarono sfondando la porta».

Sempre a Oggi ha raccontato di essersi allontanato da sua madre Mirella Adinolfi. «Il nostro rapporto si irrigidì, parlavamo poco. Mamma era turbata, forse credeva che la ritenessi responsabile, ma non era così. Abbiamo ricucito durante un viaggio in Europa. È mancata tre anni fa e ancora penso “Ora la chiamo”».

E a proposito di chiamate: «Ricordo ancora quando mi disse per la prima volta al telefono “Ciao, sono papà”. Per poco non mi misi a piangere». L’eredità divisa in tre parti uguali tra Alex, sua sorella Tiziana e la segretaria Dina Minna. «È stata una decisione di papà e la rispetto».

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