Il curriculum, la Borsa e il retroscena su Rubini e Polanski - 2/3
Interrogato sulle attuali ambizioni di regia e sulle collaborazioni future, Barbareschi abbandona le insicurezze iniziali per tracciare un bilancio netto e orgoglioso della propria traiettoria professionale: “Io ho un curriculum che non ha nessuno, lo dico con un po’ di arroganza, in Europa”. Una carriera che spazia ben oltre il palcoscenico: “Io ho fatto un’azienda di informatica quotata in Borsa, l’ho venduta. Ho preso quattro ingegneri che oggi sono nei posti chiave in Europa, avevano 22-23 anni. Ho comprato un teatro e l’ho rimesso a nuovo con i miei soldi. Ho fatto 1500 ore in America di produzione e 200 ore come host“. Il produttore sottolinea inoltra di aver sempre separato l’arte dall’ideologia (“Io non ho mai fatto un distinguo politico con nessuno di quelli che hanno lavorato con me”), soffermandosi poi su un aneddoto legato a Sergio Rubini, definito “un talento naturale strepitoso”. L’opportunità internazionale sfumata, racconta Barbareschi, fu causata dall’indole dello stesso attore pugliese: “L’avevo messo anche nei film di Polanski. Aveva già preparato i bozzetti per il personaggio di Rubini. Ma Sergio è fatto così: davanti all’ostacolo, scarta. E non è mai venuto”.