Cos'è e come funziona la "dieta Kardashian" - 2/2
Ma come è possibile spendere 2.500 dollari a settimana (per un totale di 7.500 dollari in ventuno giorni, pari a circa 6.700 euro) per perdere peso? La cifra da capogiro, che ha immediatamente scatenato il dibattito sul web, non è legata all’acquisto di materie prime rare, bensì all’infrastruttura di servizi elitari che circonda la paziente. Il protocollo Kardashian non si limita a prescrivere un menù ispirato alla dieta mediterranea, ma impone l’assunzione di uno staff dedicato a tempo pieno, trasformando il dimagrimento in un servizio esternalizzato di lusso. Il budget settimanale serve a retribuire due figure chiave: un personal trainer esclusivo, incaricato di strutturare e supervisionare quotidianamente l’attività in palestra e le lunghe sessioni di camminata, e uno chef privato a domicilio. Quest’ultimo ha il compito di selezionare gli ingredienti, calcolare le grammature e cucinare ogni singolo pasto, azzerando la fatica mentale e il margine di errore della cliente nella gestione dell’alimentazione quotidiana.
La rapidità della trasformazione, tuttavia, non ha convinto tutti e ha superato i confini dei social. Del caso si è occupata anche la trasmissione di Rai 1 “La Volta Buona”, condotta da Caterina Balivo. In studio l’attenzione si è concentrata sui rischi legati a un dimagrimento così drastico e veloce, sottolineando come una perdita di peso di tale entità in così poco tempo possa non essere salutare, mettendo in guardia il pubblico dai pericoli dell’emulazione fai-da-te.
Resta il fatto che settemila dollari in tre settimane sono un investimento ingente per chiunque. E mentre si calcolano i costi del personal trainer e dello chef a domicilio per giustificare tempistiche record che sfidano i ritmi della normale fisiologia umana, un interrogativo si fa largo tra i più scettici: vista la velocità innaturale del dimagrimento, ma non è che sotto sotto c’è lo zampino di qualche farmaco dimagrante di ultima generazione?