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Bambini sempre più stressati e sovrastimolati? Lo yoga può aiutarli a gestire le emozioni e ritrovare la concentrazione: come funziona e i 6 libri per iniziare giocando

Lo yoga entra nelle scuole italiane: ecco quali sono i benefici per i bambini raccontati da chi lo fa. Sei libri per bambini da leggere per avvicinarsi a questa pratica

di In viaggio con Matilde
Lo yoga nelle scuole - 2/3

Lo yoga nelle scuole - 2/3

S.S.D. Yoga Educativo è il primo gruppo in Italia, accreditato MIM, a portare lo Yoga Educativo nelle scuole, grazie ai suoi fondatori, Lida e Massimo, che si definiscono un po’ “nomadi” in quanto lo Yoga Educativo non vive in una sola sede. La loro società ha sede a Treviso, ma da anni lavorano nelle scuole, nelle università, nei corsi di formazione, in diverse città italiane e anche all’estero.

Lida Georgantjeli proviene dall’esperienza nell’Okido Yoga e ha approfondito questo percorso anche con il Master in Yoga Studies dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Massimo Comunello, pratica invece Okido yoga dal 1988. È insegnante scolastico, laureato in Pedagogia, ha svolto all’Università di Padova un dottorato di ricerca sulla formazione degli educatori nello Yoga Educativo.

Da piu di un decennio sono impegnati nella formazione di educatori in Yoga Educativo in tutta Italia e come docenti a contratto all’Università di Padova il Corso di Alta Formazione “Yoga Educativo a scuola”, insieme a un team costruito con docenti universitari del Dipartimento di Scienze della Formazione

Che cosa si intende esattamente per “yoga educativo” e in cosa si differenzia dallo yoga tradizionale?

“Lo Yoga Educativo nasce dall’incontro tra Yoga vissuto, esperienza educativa e ricerca pedagogica. Non pensiamo allo Yoga Educativo come a qualcosa di separato dallo Yoga. Le sue radici sono nello Yoga e, in particolare, nella nostra esperienza dell’Okido Yoga. Ma la domanda iniziale è stata: come può questa esperienza incontrare davvero un bambino senza trasformarlo in un piccolo adulto che esegue posizioni? Perché un bambino non è un adulto in formato ridotto.

Perciò nello Yoga Educativo entrano gioco, movimento, relazione, cooperazione, respiro, silenzio, ascolto, creatività, posizioni yoga e rilassamento. Spesso non ci sono nemmeno tappetini fissi: si lavora in palestra, ci si muove, si corre, si gioca. E qui c’è già una piccola provocazione: un bambino può avere bisogno di correre prima di riuscire a stare fermo.

I giochi sono prevalentemente non competitivi: interessa meno stabilire chi è il migliore e molto di più scoprire che si può riuscire anche insieme. E soprattutto: ‘I bambini non sono obbligati a farlo: hanno voglia di farlo’. La partecipazione, quando possibile, nasce dalla motivazione e non dall’imposizione“.

Perché avete scelto di portare lo yoga nelle scuole? E’ una pratica che può aiutare a migliorare le relazioni tra compagni o nella gestione dei conflitti?

La scuola non insegna soltanto matematica, italiano o storia. Insegna ogni giorno anche come stare con se stessi e con gli altri. Dedichiamo molta attenzione alla dimensione cognitiva, ma qualche volta sembra che, allenando così bene la testa, ci dimentichiamo il resto del bambino dal collo in giù.

Per noi è fondamentale il sentire: sentire il corpo, il respiro, una tensione, la presenza dell’altro, accorgersi quando un compagno è in difficoltà. E anche sentire la gioia dell’empatia e il contatto con la propria profondità.

Molti bambini conoscono già parole come rispetto, solidarietà, collaborazione ed empatia. Il punto è: le hanno mai sentite davvero? Per questo diciamo: ‘Prima viene il sentire. La parola viene dopo, se serve’.

Un’attività nella quale devo aspettare un compagno, fidarmi di lui, sostenerlo o lasciarmi sostenere può insegnare la relazione più di molte spiegazioni. Questo vale anche per i conflitti: imparare a riconoscere rabbia, tensione o paura crea uno spazio tra ciò che sentiamo e ciò che facciamo.

Non vogliamo però bambini semplicemente tranquilli. ‘Non siamo tranquillanti’. Lo scopo non è spegnere l’energia, ma imparare a riconoscerla e trasformarla“.

Cosa sono le life skill? e in che modo lo yoga interviene?

“Le life skill sono competenze utili nella vita quotidiana: consapevolezza di sé, gestione delle emozioni e dello stress, empatia, comunicazione, capacità relazionali, pensiero creativo e capacità di affrontare problemi.

Ma non si imparano soltanto studiandone la definizione. È difficile diventare empatici compilando una scheda sull’empatia. Lo Yoga Educativo crea situazioni nelle quali il bambino può sperimentare concretamente l’ascolto, la fiducia, la cooperazione, il contatto e la capacità di passare dall’attivazione alla quiete.

Poco alla volta cresce una forma di autoregolazione. Non perché l’adulto ripeta cento volte “calmati” o “concentrati”. Se bastasse dirlo, avremmo risolto il problema da parecchio tempo. La nostra idea è diversa: più un bambino sente, più può scegliere. Più può scegliere, più è libero”.

Lo yoga supporta i bambini a gestire ansia, agitazione o stress. Quali benefici osservate più frequentemente nei bambini?

“Lo Yoga Educativo è una proposta educativa e non sostituisce interventi psicologici o terapeutici quando sono necessari.

Quello che osserviamo frequentemente è una maggiore capacità di riconoscere il proprio stato: accorgersi di essere agitati, stanchi, tesi oppure di avere bisogno di muoversi o fermarsi. Prima di poter regolare qualcosa dobbiamo riuscire a sentirla.

Un altro aspetto riguarda la concentrazione. Proponiamo attività così coinvolgenti che, per riuscirci, il bambino ha bisogno spontaneamente di concentrarsi.

Lo stesso vale per la calma. Prima può muoversi, giocare, scaricare energia. Poi arrivano il respiro, l’ascolto e il rilassamento. L’obiettivo non è produrre bambini “bravi e tranquilli”, ma bambini più presenti a se stessi e più capaci di stare con gli altri“.

Qual è stata la reazione di un bambino che vi ha colpito?

“C’è un episodio che racconta molto bene il senso dello Yoga Educativo. Durante il cerchio iniziale di una classe della scuola primaria chiedemmo ai bambini di presentarsi dicendo il proprio nome e l’animale preferito. Un bambino disse: ‘Il mio nome è Nessuno. Non amo gli animali e gli animali non amano me‘.

Non volle passare la parola attraverso il gesto di contatto previsto e, durante le prime lezioni, rimase con le spalle al gruppo, rivolto verso il muro e il termosifone. Avremmo potuto obbligarlo a partecipare. Non lo facemmo. Mantenemmo stabile la lezione e continuammo a lasciargli un posto nel gruppo. Poteva osservare. Poteva avere il proprio tempo.

Poi qualcosa cominciò lentamente a cambiare. Prima seguiva le attività con la coda dell’occhio, poi iniziò a rivolgersi verso il gruppo, successivamente entrò nel cerchio e nelle attività. Più avanti arrivò persino a ricevere il massaggio da un compagno e a offrirlo a sua volta.

Quel bambino aveva una certificazione di autismo. Non raccontiamo l’episodio come un miracolo dello Yoga. Possiamo però dire che furono mantenute alcune condizioni: una struttura prevedibile, nessuna pressione continua, possibilità di osservare e tempo sufficiente per avvicinarsi.

Quell’esperienza ci ha insegnato che il tempo dell’altro non coincide necessariamente con il nostro e che inclusione non significa trascinare qualcuno dentro il gruppo, ma continuare a considerarlo parte del gruppo anche quando non riesce ancora a partecipare pienamente.

Da qui una domanda che ci accompagna: invece di chiederci ‘Che cosa c’è che non va in questo bambino?‘, possiamo chiederci: ‘Che cosa dobbiamo cambiare noi perché anche lui possa trovare il proprio modo di esserci?’ Per noi questo significa davvero: Nessuno escluso”.

I vostri corsi sono accreditati dal M.I.M. e permettono di insegnare yoga a scuola. Sono presenti in diverse regioni in Italia, tenuti da istruttori qualificati e fruibili in differenti modalità. Come una scuola può richiederli?

“Lo Yoga Educativo nasce da oltre vent’anni di lavoro specifico e nel tempo abbiamo formato circa novecento istruttori ed educatori. La formazione viene proposta in diverse città italiane e online. I percorsi sono accreditati nell’ambito della formazione riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Da sei anni realizziamo inoltre all’Università di Padova il Corso di Alta Formazione ‘Yoga Educativo a scuola’.

Ma una delle ragioni principali per cui abbiamo scelto la scuola è questa: volevamo arrivare a tutti. Se lo Yoga rimane soltanto nei centri specializzati, rischia di raggiungere soprattutto bambini di famiglie che già conoscono questa pratica e che possono permettersi un’attività extrascolastica. La scuola cambia tutto. È uno dei pochi luoghi nei quali bambini con storie, culture e possibilità economiche molto diverse condividono realmente lo stesso spazio.

Per questo, per noi, la scuola è anche un luogo di democrazia concreta. Non perché tutti debbano diventare uguali, ma perché persone diverse possano avere pari dignità e pari possibilità di partecipazione. Lo Yoga Educativo non dovrebbe essere un lusso educativo per pochi.

Una scuola interessata può contattare direttamente la SSD Yoga Educativo. Il percorso viene costruito considerando età dei bambini, gruppo, insegnanti, spazi, bisogni e obiettivi educativi.

Perché lo Yoga Educativo non è soltanto una sequenza di esercizi. È un modo di guardare il bambino: non qualcuno da riempire, tranquillizzare o normalizzare, ma una persona che cresce dentro una rete di relazioni, con qualcosa da sviluppare, qualcosa da ricevere e qualcosa da offrire.

Forse il nostro lavoro si può sintetizzare così: non vogliamo soltanto far conoscere qualcosa ai bambini. Vogliamo permettere loro di sentirlo. Sentire se stessi, sentire l’altro, sentire la gioia dell’empatia e il contatto con la propria profondità, e scoprire che crescere significa anche diventare più capaci di condividere, collaborare e prendersi cura delle relazioni”.

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