Cinema

L’arte come resistenza alla Festa del Cinema di Roma: la sfida di Ian Charleson in Elsinor con Andrew Scott e la morte e la rinascita di Salman Rushdie

Simon Stone racconta l’impresa dell’attore scozzese, tornato sul palco nei panni di Amleto nonostante l’Aids, in un’interpretazione del protagonista che unisce forza e fragilità. Nel documentario di Alex Gibney, Salman Rushdie ripercorre la guarigione dopo l’attentato del 2022. In concorso anche Brianza, il noir di Simone Catania.

di Anna Maria Pasetti
L’arte come resistenza alla Festa del Cinema di Roma: la sfida di Ian Charleson in Elsinor con Andrew Scott e la morte e la rinascita di Salman Rushdie

“È meglio morire di Amleto che di Aids”. Lo diceva Ian Charleson dall’ospedale dove disperatamente provava a rimettersi per tornare laddove sarebbe diventato immortale: l’Amleto al National Theatre di Londra, considerato l’Everest per ogni attore. Elsinore di Simon Stone, film di punta oggi alla 21esima Festa del Cinema di Roma, posto in Grand Public, è il racconto della sua impresa. Diagnosticato HIV-positivo con Aids conclamata, il 40enne attore scozzese si trovò a sostituire Daniel Day-Lewis nel ruolo del shakespeariano principe di Danimarca quando questi abbandonò inspiegabilmente il palcoscenico. Contro ogni parere medico, nutrito dalla sua forza di volontà e di un amore esasperato per il teatro, Ian riuscì a recitare per più repliche, fino alla morte, avvenuta a gennaio del 1990.

Vincitore del premio del pubblico internazionale al Festival di Toronto, Elsinore è un melodramma classico di indubbia qualità in scrittura e drammaturgia, che trova nel suo straordinario interprete Andrew Scott il principale motivo per elevarsi. Incarnandosi nella potenza e nella fragilità di Charleson, l’attore irlandese sulle cui doti interpretative esistono già prove importanti, compie quel miracolo che, generalmente, permette ai performer di andare oltre la linea di demarcazione fra realtà e immaginazione: quasi certa sarà la sua presenza nei papabili ai prossimi Oscar.

Il suo degno controcampo è la sempre solida Olivia Colman nel ruolo della dottoressa che lo ha in cura, scettica sulla possibilità del “paziente” di tornare alle glorie on stage. Pur rimanendo nell’ambito dei queer/Aids movie che ritraggono i difficili anni ’80 — qui siamo nel 1989 —, ancora in assenza di una soluzione definitiva al virus, Elsinore — che uscirà a gennaio per Lucky Red, che lo ha anche co-prodotto con un particolare coinvolgimento di Andrea Occhipinti, che da vent’anni aveva in cantiere questo lavoro — offre un buon spaccato dell’universo teatrale londinese, paradiso assoluto della recitazione e per questo luogo impenetrabile ai più. Charleson, che veniva dal successo di Momenti di gloria e che stava riconoscendo nel cinema il proprio territorio espressivo, si trova invece ad abitare il palcoscenico più ambito del mondo come se fosse sempre stata casa sua. Ma soprattutto trova nell’arte la forza di volere la vita, a tutti i costi.

Qualcosa di simile all’esperienza di Salman Rushdie, sopravvissuto al noto accoltellamento del 2022 che gli costò la perdita di un occhio. Attraverso la sapienza documentaria di Alex Gibney, rivive in Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie (sezione Special Screening) il suo rehab post attentato, dal giorno 1 a quando, dopo oltre un anno, torna sul luogo del terribile evento. Una sorta di “diario della guarigione” dal trauma, sia fisico che psicologico, raccontato in prima persona dallo scrittore indo-britannico. Egli trova nell’arte, in particolare nella scrittura, la possibilità di dare un senso all’insensatezza di quel gesto, dicendo subito che questa storia “non riguarda solo la sua vita, ma la libertà di parola di chiunque”, ed è per questo che merita di essere raccontata.

Buone notizie, infine, arrivano anche dalla sezione competitiva Progressive Cinema, che oggi ha portato alla luce il primo dei tre titoli italiani in concorso. Si tratta del noir-crime Brianza di Simone Catania, ispirato a fatti realmente accaduti tra il 2009 e il 2010 in quella “striscia di terra che separa Milano dalla Svizzera”. Interpretato da una coppia di formidabili interpreti come possono essere Paolo Pierobon e Fausto Russo Alesi, è il racconto di un’amicizia d’interesse fra il titolare di una storica armeria di Como e un imprenditore/faccendiere milionario che culmina in una inevitabile serie di crimini efferati. Piccolissimo film, contiene tuttavia un rigore in scrittura, regia e interpretazioni che contribuiscono a garantirne la solidità, avvolta nelle atmosfere algide e feroci di quei territori cui contribuisce la colonna sonora firmata da Victor Hugo Fumagalli.

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