"Il pubblico accetta solo cose brevi. Io per fortuna il senso del ritmo ce l’ho sempre avuto" - 3/3
Proprio negli spot resta il dubbio, con una domanda pronunciata dal sodale Biggio: “Ma alla fine ’sto varietà lo facciamo o no?”. “Attenzione: uno dice ‘varietà’ e subito la gente pensa a quelli classici del sabato sera, con lo smoking, l’orchestra dietro e i balletti che duravano tre ore. Non è quello che ho in mente io. Oggi – spiega Fiorello – il varietà dobbiamo declinarlo in maniera diversa, al passo con i tempi che cambiano. Già con ‘Il più grande spettacolo dopo il weekend’ nel 2011 ricordo che, quando dissi che volevo andare in onda di lunedì, alla Rai risposero: ‘Eh no, il varietà si fa di sabato sera!’. Ma io avevo visto che mia figlia Olivia il sabato sera a casa non c’era mai. Invece il lunedì sì, e guardava la tv“.
E Fiorello riesce a convincere sempre la Rai: “Di solito la prima reazione è: ‘Come? E perché? Ma no, questo va fatto così e così’. Basta spiegare tutto per bene e alla fine li convinci. Perché in fondo sono grandi professionisti, non è che dall’altra parte c’hai i gibboni (ride)'”. Lo showman può contare sul sostegno professionale di sua moglie: “Susanna è sempre la prima a sapere. Io tiro fuori un’idea e se lei fa solo ‘mmmh’ è già bella e finita. Per fortuna questa volta mi ha detto: ‘Tutto ok’. Lei ha un intuito incredibile perché è cresciuta nel mondo del cinema: suo papà Paolo Biondo era il direttore della International Recording e dei suoi studi di registrazione, portava a cena gente come Sean Connery, incontrava Fellini, Mastroianni o Tornatore. E poi, i doppiatori (simula una voce sinuosa e vellutata): “Rosario, ci prendiamo un caffè?”. Per me andarla a trovare alla International era come andare a Disneyland”.
Al suo fianco da qualche anno c’è Fabrizio Biggio: “E’ un vero attore. Perché per fare da ‘spalla’ a me ci vuole un talento multiforme. Anzi, lui non è nemmeno una ‘spalla’. Lui interpreta una ‘spalla’. A parte poi il fatto che ormai fa parte dell’arredamento Rai e quindi non lo posso cambiare”. Se “la cosa più bella è la libertà di scelta perché ognuno si fa il suo palinsesto” il difetto per lo showman è che “non si possono più fare opere lunghe ed elaborate. Perché i social network ci hanno cambiato la testa e non sempre in modo positivo. Il pubblico accetta solo cose brevi. Io per fortuna il senso del ritmo ce l’ho sempre avuto. Merito della radio”.