"Se ti prendo dell’attenzione, non voglio farti perdere del tempo, per quanto possibile, su internet" - 2/2
La chiacchierata con Vanity Fair è anche l’occasione per parlare di come Luis Sal intenda il suo lavoro da creator. “Penso di essere definito più dalle cose che non faccio che dalle cose che faccio. Non essendo così sovraesposto, ci tengo a non fare boiate. Non voglio fare cose di cui mi pento, faccio solo cose che mi entusiasmano. Quindi il pubblico penso che capisca che c’è un po’ di rispetto. Se ti prendo dell’attenzione, non voglio farti perdere del tempo, per quanto possibile, su internet”.
Un approccio che va in direzione opposta alla sovraesposizione continua tipica dei social e che, nel suo caso, sembra aver contribuito a costruire un rapporto duraturo con il pubblico. “Prima mi ha fermato una ragazza di una panineria dove ho mangiato un panino e mi ha detto: ‘Ti seguo da quando ho otto anni’. Ora ne avrà 18 di anni, è cresciuta con me”. Quando il giornalista Santo Pirrotta gli chiede come mai su Instagram pubblichi così poco, Luis Sal risponde senza giri di parole: “Semplicemente, se non sento di dover postare nulla, non posto nulla. Anche qui, contro qualsiasi regola”.
Una scelta che, per un creator, significa inevitabilmente anche rinunciare a una parte della monetizzazione. “I miei soci, i manager, sono tutti con le mani fra i capelli”, scherza Luis Sal. Intanto si prepara a tornare con nuovi progetti: “Documentari dove saranno coinvolte persone e volti nuovi”.