"La vita è troppo bella per essere sprecata in una competizione per pochi minuti di gloria" - 2/2
E di rinunce Moro ne sa qualcosa. Il Manaslu è diventato negli anni una sorta di conto aperto per l’alpinista bergamasco: prima di questa spedizione aveva già affrontato diversi tentativi invernali senza raggiungere la vetta. Nel 2022 Montagna.tv parlava del suo quinto tentativo, ricordando le spedizioni del 2015, 2019, 2020-21 e 2021-22, tutte fermate da maltempo, neve, valanghe o crepacci. Nel gennaio 2023 Moro rinunciò nuovamente, questa volta per problemi fisici, mentre Alex Txikon e il resto della squadra proseguirono fino alla cima. E nel gennaio 2025 un altro tentativo venne interrotto per il maltempo.
Una familiarità con il fallimento che assume un peso diverso se si guarda alla carriera di Moro. Nato a Bergamo nel 1967, è uno dei grandi specialisti mondiali dell’alpinismo invernale ad alta quota. È stato protagonista delle prime ascensioni invernali di Shisha Pangma nel 2005, Makalu nel 2009, Gasherbrum II nel 2011 e Nanga Parbat nel 2016: quattro prime invernali su Ottomila, un primato unico nella storia dell’alpinismo. Ha inoltre raggiunto otto dei quattordici Ottomila e l’Everest quattro volte.
È proprio questo curriculum a rendere ancora più significativo il senso del suo messaggio: non la conquista della vetta a ogni costo, ma la capacità di capire quando fermarsi. “La montagna, come il nostro destino, è imprevedibile, ma non possiamo dare la colpa soltanto alla sfortuna quando qualcosa va storto, soprattutto quando le evidenze o previsioni affidabili ci stanno mandando segnali chiari. La vita è troppo bella per essere sprecata in una competizione per pochi minuti di gloria pagati a caro prezzo. Una carriera solida e la storia di un alpinista non si scrivono con medaglie o record conquistati a qualsiasi costo, ma con un’intera vita di esperienze e con decisioni giuste prese al momento giusto, con la capacità di aspettare e anche di perdere”, conclude Moro.
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