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Ecco quanti sono per davvero i cacciatori in Italia, la lobby cara al centrodestra (e non solo) perché sposta voti: “Ma i numeri sono inferiori alla propaganda”

ESCLUSIVO - Il dato che può rivelare ilFattoQuotidiano.it smentisce anni di stime gonfiate
Ecco quanti sono per davvero i cacciatori in Italia, la lobby cara al centrodestra (e non solo) perché sposta voti: “Ma i numeri sono inferiori alla propaganda”
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Esclusiva | Ecco quanti sono per davvero i cacciatori in Italia: “Numeri inferiori alla propaganda”. Ma i loro voti fanno gola al centrodestra (e non solo)
Per le associazioni venatorie il numero è sempre superiore al mezzo milione. Anche per il centrodestra. È sufficiente scorrere comunicati, dichiarazioni, interventi pubblici. Perché il numero di cacciatori, gonfiato, serve a dire: “Vedete quanti siamo? Contiamo ancora molto”. Ma che le doppiette in Italia contino non ci sono dubbi. Basta vedere quanto il governo Meloni e la maggior parte delle Regioni (compresa la “rossa” Toscana, di cui abbiamo scritto qui) si siano spesi – e si spendano – per soddisfare la lobby venatoria (e quella degli agricoltori, mai così alleate come negli ultimi anni). Eppure, finalmente, ilFattoQuotidiano.it può rivelare con certezza il dato esatto dei cacciatori praticanti nel nostro Paese. Grazie alla Lac, infatti, per la prima volta in molti anni si ha a disposizione il numero effettivo, mentre finora sono state pubblicate stime o dati sballati.

Solo per fare qualche esempio recente, uno dei più importanti quotidiani nazionali, soltanto l’anno scorso, parla di 600mila doppiette. Un altro, invece, pochi mesi fa, di 500mila. Una narrazione veicolata in genere dalle associazioni venatorie e dalla politica. La verità è che i tesserini venatori effettivamente rilasciati nella stagione 25/26 sono 429.484. Un dato molto lontano da quello della propaganda, utile a giustificare leggi e riforme pro-caccia agli occhi dell’opinione pubblica, secondo tutti i sondaggi ampiamenti contraria all’attività venatoria per fini ludici: l’ultimo, in ordine di tempo, è quello della Fondazione Cappellino, secondo cui il 94% degli italiani “vorrebbe abolire o limitare la caccia, oppure al massimo mantenere la normativa attuale (Istituto Piepoli)”, mentre “per il 78% degli italiani, secondo Ipsos, la caccia è eticamente inaccettabile per la sofferenza inflitta agli animali”.

La Lac, grazie al lavoro di Augusto Atturo, rappresentante ambientalista nella Commissione faunistico-venatoria della Regione Liguria, ha svolto l’accesso civico generalizzato (art. 5 del D. Lgs. 33/2013), con istanze via pec, agli uffici competenti delle 19 Regioni e delle due Province autonome. La richiesta è stata specifica: fornire il dato del numero dei tesserini venatori effettivamente rilasciati ai soli residenti per le ultime due stagioni. “In questo modo risulta possibile conteggiare il numero dei praticanti effettivamente in attività – spiega Atturo – con un dato molto più realistico di quello delle licenze di porto di fucile anche ad uso caccia rilasciate dalle questure, in genere divulgato con sensibili sfasamenti temporali e che include anche persone che poi non si recano a caccia nella stagione venatoria in corso”. La conclusione è che “l’acquisizione dei dati certificati (con relativo numero di protocollo per ciascuna istanza e relativa risposta regionale, ndr) restituisce un quadro ben diverso dalle stime approssimative, di fonte universitaria, ministeriale, associativa ed industriale che circolano, di volta in volta, in pseudo-studi e comunicati stampa vari”. Peraltro, tra un anno e l’altro, cioè 24/25 e 25/26, si assiste a un calo del 2,7%, ovvero da 441.261 praticanti a 429.484.

Quando è stata approvata la legge 157/92, i cacciatori erano più di 1,1 milione. Solo 12 anni prima, erano 1,7 milioni. Oggi, rispetto agli anni Ottanta, sono un quarto. Una riduzione sensibile, specialmente se si tiene conto del dato anagrafico, dal momento che l’età media dei praticanti va dai 60 ai 65 anni. Eppure tanto le Regioni – in maniera bipartisan – quanto la maggioranza di centrodestra coltivano gli interessi della lobby venatoria a suon di delibere, leggi regionali, riforme e finanziamenti. La ragione è che, più di altre categorie, i cacciatori sono in grado di spostare pacchetti di voti su un unico candidato o su un partito (in modo, sia chiaro, del tutto legittimo). Con un’aggiunta, fondamentale: riuscendo a portare al seggio anche chi non è cacciatore (famiglia, amici, conoscenti). Ed ecco, quindi, che quei circa 430mila voti si moltiplicano. E hanno un peso maggiore.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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