A suggerire loro il nome della band fu “Aline, la segretaria inglese della nostra casa discografica”. Pooh, come Winnie the Pooh. Proprio lui, il tenerissimo orsetto protagonista dei libri di A. A. Milne. Un nome poco adatto a un gruppo musicale? “Mai pensato”, risponde Red Canzian al Corriere della Sera. E spiega: “Eravamo ragazzi e cercavamo un nome facile da ricordare, con qualcosa di fantastico dentro”.
L’occasione dell’intervista sono i sessant’anni di carriera che i Pooh festeggiano nel 2026 con un tour celebrativo e un libro fotografico. La dimensione live, del resto, la band la conosce bene, con circa 3 mila concerti alle spalle. E quando viene chiesto loro se la celebre triade “sesso, droga e rock’n’roll” li abbia mai rappresentati, è ancora Canzian a rispondere: “Sesso, mi auguro di poter parlare anche per gli altri, sì. Droga no. Quanto a rock lo eravamo più di quanto si pensasse: la critica non ci ha perdonato il successo. Avessimo fatto solo dischi come Parsifal saremmo ricordati come Le Orme, ma saremmo rimasti legati a un momento”.
Proprio il rapporto con la critica è uno dei temi che tornano nel racconto della band. Dodi Battaglia ammette che essere considerati per anni poco impegnati fu qualcosa “per cui ho sofferto”. Poi c’è la vita da rockstar, che a un certo punto si intreccia inevitabilmente con quella familiare. Roby Facchinetti ricorda con ironia cosa accadde quando i figli cominciarono a crescere: “Li abbiamo beccati a organizzarsi per vendere i nostri autografi. Ovviamente falsi, li facevano loro”. E non fu l’unica impresa. “Una volta Francesco e Daniele, figlio di Dodi, spensero un generatore e ci toccò fermare il concerto su Piccola Katy. Solo anni dopo abbiamo scoperto che erano loro i colpevoli, altrimenti chissà cosa gli avremmo fatto…”.
Nel corso dell’intervista c’è spazio anche per chiarire uno degli episodi più raccontati della storia dei Pooh: l’addio di Riccardo Fogli. “Anzitutto direi che non fu colpa di Patty”, dice Fogli riferendosi a Patty Pravo. “Accadde perché eravamo giovani e ci fu qualche dissapore fra giovani. Rivendico il diritto di aver fatto le mie scelte umane, ma non solleverei il tappeto per cercare la polvere. Negli anni a seguire sono sempre stato felice che i miei fratelli a distanza facessero successo: non c’è mai stato rancore”.
E poi l’addio alle scene annunciato nel 2016, che addio non è stato. “All’annuncio eravamo convinti, era una cosa seria. Poi è arrivata quella risposta straordinaria del pubblico. E adesso preferiamo non programmare”, spiegano oggi. Impossibile, naturalmente, non tornare a Sanremo 1990, quando i Pooh vinsero il Festival con Uomini soli. Anche in quel caso, racconta Battaglia, la scelta del brano non fu affatto scontata: “La casa discografica voleva mandarci con un’altra canzone, Donne italiane, un pezzo più pop. Noi scegliemmo un brano non sanremese con un matrimonio preciso fra testo e musica”. E torna anche il tema del rapporto con la critica: “Se Uomini soli l’avesse portata in gara uno come Roberto Vecchioni tutti si sarebbero inginocchiati, invece venne fatto passare come un testo in stile Piccola Katy”, osserva Dodi. Un ritorno in gara al Festival? Red Canzian chiude la porta: “Dopo 60 anni di carriera credo che possiamo permetterci di non doverci più sottoporre a una gara”.
Ma tra i ricordi più sorprendenti ci sono quelli degli incontri internazionali. Canzian racconta che nel 1983, durante le registrazioni di Tropico del Nord agli Air Studios di George Martin, sull’isola caraibica di Montserrat, nella sala accanto c’era Sting, impegnato a lavorare al suo debutto solista: “Nei momenti liberi si facevano picnic e giri in barca e a fine giornata ci si scambiava pareri”. E poi l’incontro con Yoko Ono, fuori dal Dakota Building, pochi mesi dopo la morte di John Lennon. “Fu molto carina, le spiegammo chi fossimo e ci accompagnò a Central Park allo Strawberry Fields Memorial”. Quando seppe l’anno di nascita della band, il 1966, Yoko Ono osservò: “Siete nati nel ’66? L’anno in cui ho conosciuto John”.
Sessant’anni dopo, intanto, i Pooh sono ancora qui. Il tour nei palasport partirà con le due date zero del 25 e 26 settembre alla ChorusLife Arena di Bergamo, per poi proseguire a Firenze, Torino, Roma, Milano, Eboli e Bari.