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Festa del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 16:34

Caso Roggero, Gratteri alla Festa del Fatto: “Ha sparato alle spalle dei rapinatori in fuga. Si chiama esecuzione”

Intervistato da Valeria Pacelli e Marco Lillo alla Festa del Fatto Quotidiano, il procuratore ha criticato chi chiede la grazie e parlato della strumentalizzazione politica del caso
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“Il caso Roggero ci conferma che in Italia siamo tutti allenatori della Nazionale e anche che siamo tutti giudici”. Lo ha detto, ironicamente, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri alla Festa del Fatto quotidiano, parlando del gioielliere di Grinzane Cavour condannato per aver ucciso due uomini che stavano scappando dopo aver tentato di rapinare il suo negozio. Oggi il tribunale di Torino ha respingo il differimento della pena. “Il fatto che il 51% degli italiani si sia detto convinto che il comportamento del gioielliere rientrasse nella legittima difesa mi ha impressionato negativamente – ha detto Gratteri intervistato da Valeria Pacelli e Marco Lillo– Ho visto tanta approssimazione e tanta superficialità e anche quanto è facile incendiare l’opinione pubblica. Roggero ha sparato ai due rapinatori quando stavano scappando, ha sparato alle spalle. Si chiama esecuzione. Prima ancora che Roggero entrasse in carcere, certi politici hanno detto ‘chiediamo la grazia, dobbiamo dargli la grazia; il ministro Nordio, poi, ha cominciato a parlare di grazia ed è dovuto intervenire anche il presidente della Repubblica, che lo ha convocato e gli ha ribadito chi è che firma e può concedere la grazia. Ma se tu non sei nemmeno entrato in carcere e non c’è la dimostrazione di un ravvedimento o di un percorso – ha aggiunto il procuratore – come faccio a darti la grazia prima di vedere qual è la tua reazione nel trattamento penitenziario? Non si può caricare il popolo come una sveglia e andare a trovare il detenuto per due volte, due giorni di seguito in carcere. I parlamentari – ha concluso – dovrebbero entrare in carcere per vedere le condizioni di tutti i detenuti, non fare visite ad personam”.

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