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Caso Roggero, il Tribunale dice no al differimento della pena per il gioielliere condannato per omicidio di due rapinatori

Torino - Respinta l’istanza della difesa dell'uomo condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi. I legali avevano chiesto di attendere la decisione di Mattarella sulla domanda di grazia e, in subordine, i domiciliari. Parere negativo della Procura generale
Caso Roggero, il Tribunale dice no al differimento della pena per il gioielliere condannato per omicidio di due rapinatori
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Il Tribunale di sorveglianza di Torino ha respinto l’istanza presentata dalla difesa di Mario Roggero, il gioielliere cuneese di 72 anni detenuto a Bollate e condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante l’assalto alla sua gioielleria, nell’aprile 2021. I difensori avevano chiesto in via principale il differimento dell’esecuzione della pena, in attesa della decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla domanda di grazia presentata nelle scorse settimane. In subordine, era stata richiesta la detenzione domiciliare. La Procura generale aveva espresso parere negativo sull’istanza.

La decisione arriva dopo il primo rigetto pronunciato a luglio dall’Ufficio di sorveglianza di Torino, che aveva escluso la possibilità di sospendere cautelativamente l’esecuzione della pena. Il magistrato di sorveglianza Elena Massucco aveva ritenuto che non fossero state indicate dalla difesa circostanze di necessità e urgenza tali da giustificare un provvedimento immediato. A quel punto gli atti erano passati al Tribunale di sorveglianza, chiamato a esaminare nel merito la richiesta. La vicenda aveva coinvolto anche l’Ufficio di sorveglianza di Milano, innescando un passaggio di competenze tra i due uffici. Roggero si era infatti costituito nel carcere di Bollate, ma la richiesta di differimento era stata presentata prima del suo ingresso in istituto. Per questo la Sorveglianza di Milano aveva ritenuto di non essere competente e aveva restituito gli atti a Torino.

Nel frattempo, sul piano istituzionale e politico, la domanda di grazia aveva alimentato un ampio dibattito. La moglie di Roggero, Mariangela Sandrone, aveva presentato l’istanza al Quirinale poco prima che il marito si costituisse in carcere. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva annunciato l’avvio dell’istruttoria sulla richiesta, iniziativa rivendicata anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’iniziativa aveva però provocato un intervento del Quirinale. Il presidente Mattarella aveva ricordato al ministro della Giustizia che la Costituzione attribuisce esclusivamente al Capo dello Stato il potere di concedere la grazia. Dal Quirinale era stato inoltre sottolineato che, in quel momento, non erano ancora state rese note le motivazioni della sentenza della Cassazione sul caso Roggero e che quindi ogni valutazione sulla concessione della grazia sarebbe stata prematura.

Nonostante il quadro ancora aperto sul piano della domanda di clemenza, la difesa aveva comunque scelto di chiedere alla magistratura di sorveglianza di sospendere l’esecuzione della pena proprio in attesa della decisione del presidente della Repubblica. La richiesta è stata ora respinta anche dal Tribunale di sorveglianza di Torino. Roggero sta scontando la condanna per i fatti avvenuti nella sua gioielleria del Cuneese nell’aprile 2021. Durante la rapina aveva sparato contro i tre malviventi: due erano morti, mentre un terzo era rimasto ferito. La vicenda è diventata negli anni uno dei casi più discussi nel dibattito sulla legittima difesa, suscitando reazioni politiche e una mobilitazione a sostegno del gioielliere da parte dei partiti di destra.

Anche dopo la condanna definitiva non sono mancate le tensioni. Il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, era intervenuto sugli attacchi rivolti sui social ai magistrati che si erano occupati del caso, invitando ad “abbassare i toni” e a lasciare alla magistratura “il modo e il tempo di fare il suo lavoro”. Viola aveva sottolineato inoltre la necessità di leggere le motivazioni dei provvedimenti prima di formulare valutazioni e di riportare il confronto politico e istituzionale entro un clima più sereno.

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