Ucraina, i pm: “Il gruppo che prendeva tangenti sui i finti call center era protetto dal procuratore generale Kravchenko”
Serhii Kropyva, il dirigente della Procura generale ucraina arrestato per aver coperto una vasta rete di call center fraudolenti in cambio di tangenti, agiva “sotto la protezione del procuratore generale” Ruslan Kravchenko, scelto e nominato da Volodymyr Zelensky. Il pm della Procura speciale anti-corruzione (Sapo) non avrebbe potuto essere più chiaro, illustrando davanti all’Alta Corte anti-corruzione i particolari dell’inchiesta “Cartagine”, che nella notte ha portato lo stesso Kravchenko a rassegnare le dimissioni.
Nell’udienza di domenica il pm Mykola Karas ha ricostruito l’impianto accusatorio nei confronti del vicecapo del Dipartimento per la cooperazione internazionale della Procura generale, indagato per associazione a delinquere e riciclaggio e ritenuto a capo dell’organizzazione che sfruttava i call center coprendo quelli che versavano la mazzetta e inviando gli ispettori in quelli che non lo facevano. Secondo il pubblico ministero, Kravchenko – verso il quale al momento i magistrati anti-corruzione non hanno mosso alcuna accusa formale – avrebbe aiutato il suo sottoposto ad assumere il controllo dei procedimenti penali relativi ai call center.
“Loro lì si stanno accordando con il capo riguardo all’ordine 309: sarà una questione ibrida, tutti i cyber, tutta la storia del cyber è nostra”, dice il 26 giugno Kropyva al suo vice parlando del regolamento organizzativo che stabilisce quali strutture della Procura abbiano la competenza sui diversi tipi di procedimenti penali. Secondo i pm i due stavano autorizzando perquisizioni mirate contro call center che definivano “non della loro cerchia” o “non affiliati” e si stavano coordinando in modo che le operazioni fossero condotte da strutture da loro controllate. Queste modifiche all’ordine 309, ha sostenuto il pm, godevano del “pieno sostegno del procuratore generale Kravchenko“. “Sembra che tutto sarà come vogliamo noi – dice Kropyva in un’altra intercettazione -. Se lì qualcuno non sarà d’accordo con qualcosa, allora sarà il capo stesso a dire come deve essere e sarà così come serve a noi”. Per il pm il “capo” in questione era Kravchenko, che in diverse registrazioni il sottoposto chiama con questo appellativo.
Per l’accusa tra i due esisteva una relazione molto stretta che andava ben oltre i rapporti professionali: Kropyva avrebbe svolto per Kravchenko una serie di compiti di natura personale, a cominciare dai lavori di ristrutturazione nella casa nella quale vive l’ex procuratore, una villa da 280 metri quadri a Kozyn, esclusiva zona residenziale a 25 km da Kiev nella quale sorgono le ville dello scandalo “Dynasty” che è costato il posto ad Andriy Yermak, ex capo dell’Ufficio di Zelensky.
Il 26 gennaio 2026 i due vengono intercettati mentre parlano di alcuni interventi tecnici e Kravchenko impartisce ordini al sottoposto. “Guarda – gli dice -, bisognerà mettere un generatore a gas, togliere quello da 30 o 50 kilowatt. Solo non andarci con l’auto di servizio”. “Capo, ho capito – replica Kropyva -, organizzerò tutto. Faremo tutto“. Non si tratterebbe di un episodio isolato: in un caso Kravchenko rimprovera il sottoposto colpevole di aver installato un sistema di sicurezza senza informarlo e i detective avrebbero documentato una serie di contatti tra diverse persone coinvolte nei lavori e Kropyva, che “organizza e coordina i lavori di ristrutturazione” fino ad arrivare in alcuni casi a pagarli. Il capo dell’organizzazione che sfruttava i call center quindi, sostengono i pm, è una persona molto vicina a Kravchenko.
Un ulteriore guaio per Kravchenko deriva dalla stessa casa di Kozyn. Secondo il Centro per la lotta alla corruzione–AnTac, nella dichiarazione dei redditi di Kravchenko non figura alcuna villa ma solo due appartamenti a Kiev. In Ucraina se un pubblico ufficiale omette di dichiarare non solo quanto guadagna ma tutto ciò che possiede, usa o spende o fornisce informazioni false nella Dichiarazione Patrimoniale Elettronica dei Funzionari Pubblici (in ucraino E-deklaratsiya) commette un reato. Kravchenko non ha smentito la circostanza: “Per quanto riguarda la casa di 280 metri quadrati in cui vive la mia famiglia, che occupiamo in affitto: l’abbiamo scelta in inverno, ma necessitava di lavori di rifinitura e della messa a punto degli impianti – ha scritto su Telegram poche ore prima di dimettersi -. È in questo contesto che sono state discusse le attività degli operai, l’allarme e gli elettrodomestici. Ci siamo trasferiti lì il 1° maggio 2026. Il mio luogo di residenza sarà dichiarato in conformità con la legge”.
Il rapporto tra i due non si sarebbe limitato alla casa. Kropyva si sarebbe occupato della pratica per il visto per gli Stati Uniti della moglie di Kravchenko. In una conversazione, il procuratore generale si sarebbe lamentato con Kropyva del modo in cui la donna era stata trattata durante la procedura. “Pronto, questa ragazza è molto importante – dice allora il vice al funzionario incaricato di occuparsi del visto -, la si può trattare con un po’ di riguardo e non con la vostra solita arroganza da cafoni? Questa cosa irrita le persone che stanno dietro di lei”. Secondo l’accusa, quest’anno Kropyva si sarebbe occupato anche dell’organizzazione di un viaggio a Madrid per il compleanno di Kravchenko, che cade il 4 marzo, gestendo le prenotazioni per il suo superiore: “Sì, capo, tutto fantastico. Andreic, certo, ho comprato tutto, abbiamo fatto tutto. Se bisogna cambiare qualcosa, si farà. Siamo pronti per la trasferta, tutto meraviglioso”.
(Foto dal profilo Facebook di Ruslan Kravchenko)