Nuovo balzo dell’inflazione: a settembre prezzi su del 4,2% su base annua. Pesano i costi dell’energia: gas +47%, diesel +34%
A distanza di appena un mese, l’inflazione su base annua tocca una nuova vetta. Secondo la stima preliminare dell’Istat, a settembre i prezzi al consumo sono aumentati del 4,2% rispetto all’anno scorso (dello 0,7% invece rispetto ad agosto): per trovare una variazione superiore bisogna tornare a settembre 2023, quando si toccò il 5,3%. Già ad agosto, con il 3,3% su base annua, il dato aveva raggiunto il record dell’ultimo triennio. A spingere l’inflazione sono ancora i prezzi dei consumi energetici: quelli del mercato regolamentato passano dal +18,6% al +25,9%, trainati dal gas che balza dal +31% al +47,2%. Gli energetici non regolamentati, che comprendono anche i carburanti, passano su base annua da +17% a +22,2%: il gasolio per mezzi di trasporto passa da +26,7% a +34,9% (+6 su base mensile), quello per riscaldamento da +31,8% a +38,5% (+4,7%), la benzina da +16,3% a +21,8% (+4,8%). Aumentano dell’1,7% su base annua, dallo 0,9% di agosto, anche i prezzi del cosiddetto carrello della spesa, che comprende i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona; i costi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, invece, passano da +4,3% a +5,3%.
I numeri impietosi innescano un coro di critiche per l’inadeguatezza delle misure adottate dal governo. “È arrivato, come avevamo ampiamente previsto, un autunno caldo sul fronte dei prezzi e, purtroppo, l’escalation dei listini non è ancora finita. Il mancato intervento del governo per contenere il caro bollette di famiglie e imprese e il pannicello caldo usato contro il caro carburanti hanno prodotto i loro effetti nefasti, infiammando sempre più la spirale inflazionistica che sta andando sempre più fuori controllo, trasformandosi in una stangata sia per i ceti meno abbienti che per il ceto medio sempre più in difficoltà”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori. “La batosta è oltre dieci volte il risparmio dovuto all’abolizione del bollo auto, pari a 93,20 euro a beneficiario. In media per una famiglia l’inflazione al 4,2% significa un aumento del costo della vita di 1.108 euro su base annua, dei quali 445 solo per abitazione, elettricità e gas”. Ma anche solo per bere e mangiare, sottolinea il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso, “una famiglia con due figli si ritrova a spendere 185 euro in più all’anno a parità di consumi”.
Infieriscono anche le opposizioni. “Il dato Istat di oggi dice che l’emergenza caro vita è sempre più grave e a trainarla sono i prezzi energetici. In questo quadro, la decisione di Eni di abbassare il prezzo di benzina e bollette è una buona notizia, ma il governo non può scambiare un gesto volontario e a tempo per una politica energetica”, attacca il senatore e responsabile Economia Pd Antonio Misiani. Per Daniela Torto, capogruppo M5s in Commissione Bilancio alla Camera, “i dati Istat sull’inflazione dimostrano che la casa brucia e nessuno, tra governo ed Eni, è in grado di spegnere l’incendio. Ne deriva che i salari degli italiani sono e saranno ancor più divorati, con buona pace degli sconticini dell’Eni”. Dal governo, invece, il ministro delle Imprese Adolfo Urso scarica la responsabilità su Bruxelles: “Immaginavo che i dati Istat sarebbero stati di una crescita inflattiva determinata in buona parte dall’aumento del costo dell’energia, certamente dai carburanti, su cui finalmente si riesce a intervenire in maniera più strutturale grazie all’iniziativa di Eni e quella delle altre compagnie. Penso che queste ulteriori misure possono arginare i costi, ma è assolutamente necessario che agisca anche l’Europa. Non possiamo agire da soli in un contesto europeo in cui gli altri stanno ancora a guardare alla finestra”, commenta.