Electrolux, flop del tavolo di Urso: l’azienda conferma 1.450 esuberi e la chiusura del sito di Cerreto d’Esi. I sindacati: “Otto ore di sciopero”
Il piano industriale di Electrolux resta sostanzialmente immutato. Dopo due giorni di confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy, la multinazionale degli elettrodomestici non ritira né modifica in modo significativo la propria strategia per gli stabilimenti italiani: confermati 1.450 esuberi e la chiusura del sito di Cerreto d’Esi, nelle Marche. E sul tavolo arriva anche una richiesta di maggiore produttività, con l’innalzamento delle cadenze delle linee fino a 140 pezzi l’ora. È finito dunque in un fallimento il confronto al Mimit: a maggio il ministro Adolfo Urso aveva detto di voler ottenere dall’azienda un nuovo piano senza licenziamenti collettivi. “Il risultato degli ennesimi due giorni di tavoli tecnici è la proclamazione di 8 ore di sciopero“, ha sintetizzato Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil. “Andremo avanti coi lavoratori con la lotta e sempre difendendo la necessità di avere un tavolo di confronto che gli faccia cambiare idea”.
A quasi quattro mesi di distanza, il piano che arriva sul tavolo è ancora quello contestato dai sindacati. Gli esuberi scendono dai 1.719 iniziali a 1.450, ma la riduzione è in parte compensata dai 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati. E nel frattempo l’organico a tempo indeterminato è già diminuito: dalle 4.279 persone di aprile alle 4.200 di agosto. A queste si aggiungono altri 91 contratti a termine già scaduti senza rinnovo.
La novità più pesante emersa dal confronto riguarda però l’organizzazione del lavoro. Electrolux chiede di superare gli accordi sindacali che fissano, stabilimento per stabilimento, un tetto alle cadenze delle linee di montaggio. L’azienda punta ad arrivare, con interventi ergonomici e nel rispetto delle saturazioni massime, fino a 140 pezzi l’ora. Prevede inoltre di consolidare un’organizzazione basata su un unico turno giornaliero. In cambio, secondo i sindacati, le modifiche al piano industriale sono limitate. L’azienda ha ribadito anche la necessità di interventi del governo sulla competitività, chiedendo in particolare di agire a livello europeo sulla Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere.
Richieste “pesantissime”, denunciano Fim, Fiom e Uilm. “Esprimiamo la nostra decisa contrarietà verso una posizione aziendale che richiederebbe grandi sacrifici ai lavoratori, enormi sforzi al governo, ma in cambio paradossalmente continuerebbe ad offrire esuberi e dismissioni. Il famigerato piano industriale di Electrolux dunque non solo non è stato ritirato, ma anzi è stato in massima parte confermato”. Per questo considerano “esaurito il confronto per così dire tecnico” e chiedono la convocazione urgente di un nuovo tavolo con il ministro, le Regioni e le parti sociali.
“Il confronto sul futuro dello stabilimento Electrolux di Forlì conferma un quadro per noi inaccettabile”, aggiunge la Cgil di Forlì-Cesena. “I dati aziendali indicano 297 eccedenze complessive, di cui 214 operai della produzione e 83 lavoratrici e lavoratori dello staff. Per il personale operaio produttivo si passerebbe dagli attuali 584 addetti a 370 nel 2028. Anche i volumi diminuirebbero in modo rilevante: i forni passerebbero da circa 1,129 milioni a 980 mila pezzi, mentre i piani cottura scenderebbero da circa 452 mila a 207 mila. Complessivamente, la produzione passerebbe da circa 1,58 milioni di pezzi a 1,187 milioni”.