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La procura di Milano fa appello al Riesame contro l’ordinanza del gip che ha respinto l’obbligo per Glovo di assumere i rider

Secondo il pm Paolo Storari, i rider vanno qualificati come "lavoratori subordinati", non autonomi, perché quando ci sono "poteri di direzione e controllo, opera la presunzione di subordinazione, salva prova contraria
La procura di Milano fa appello al Riesame contro l’ordinanza del gip che ha respinto l’obbligo per Glovo di assumere i rider
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La Procura di Milano va avanti nel chiedere che venga imposta, attraverso l’amministratore giudiziario, l’assunzione di tutti rider di Foodinho-Glovo come lavoratori subordinati. E sostiene ancora che con il nuovo piano proposto nei mesi scorsi la società di delivery food del colosso spagnolo sta continuando a operare in una “situazione di illegalità” sul fronte delle paghe corrisposte ai ciclofattorini che lavorano per la piattaforma, perché malgrado i compensi siano aumentati ai lavoratori non viene retribuita ancora “circa il 30% dell’attività”.

Il pm Paolo Storari, titolare dell’inchiesta dei carabinieri del Nucleo tutela del lavoro che a febbraio ha portato sotto controllo giudiziario Foodinho-Glovo per caporalato, ha depositato, infatti, l’atto d’appello al Riesame contro l’ordinanza del gip Roberto Crepaldi che due giorni fa ha respinto l’istanza della Procura. Istanza con cui ha chiesto al giudice di imporre alla società di delivery l’applicazione di contratti di lavoro subordinato per i ciclofattorini e, dunque, che venissero assunti.

Le valutazioni su come inquadrare i rider, se ritenerli lavoratori subordinati o autonomi, secondo il gip, spettano ai rapporti tra imprese e sindacati nelle trattative sulla contrattazione e ai giudici del lavoro che possono verificare le singole posizioni nelle cause. Mentre una “qualificazione generalizzata” di tutti come subordinati, “a prescindere dalla frequenza” della loro attività e del fatto che abbiano uno o più committenti, avrebbe un “impatto economico-organizzativo” non solo sull’azienda, ma anche sugli stessi “lavoratori, obbligati ad una prestazione assai più rigida” in termini “di orari e mono-committenza“.

Nettamente diversa la tesi della Procura, secondo cui anche sulla base di un recente decreto del governo Meloni i rider impiegati vanno qualificati come “lavoratori subordinati”, non autonomi, perché quando ci sono “poteri di direzione e controllo, opera la presunzione di subordinazione, salva prova contraria”. Ora il Riesame dovrà fissare un’udienza per la discussione.

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