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Merz va a sbattere ma non si dimette: aridatece la Merkel!

Era tutto perfetto: una luna di miele destinata a protrarsi per il resto del mandato. Ecco è arrivata la doccia fredda
Merz va a sbattere ma non si dimette: aridatece la Merkel!
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E pensare che andava tutto a gonfie vele!
Già in campagna elettorale, nel gennaio 2025, Merz aveva fatto votare ai suoi una legge sui respingimenti alle frontiere approvata anche grazie a voti dell’AfD, violando così la mitica “Brandmauer”, ovvero il muro tagliafuoco con il quale i partiti tradizionali si erano impegnati a non collaborare mai con l’AfD. Nei fatti nulla di sorprendente: il programma elettorale della CDU di Merz su immigrazione, transizione ecologica, sorveglianza di massa o riarmo andava ben oltre – se possibile – le auguste proposte dell’AfD.

Dopo aver ammiccato alla destra, una volta vinte le elezioni e ancor prima di insediarsi aveva approvato insieme a SPD e Verdi un allentamento della cosiddetta “Schuldenbremse” (letteralmente “freno all’indebitamento”) ma solo per investire in difesa e riarmo. Infatti, pochi mesi dopo nel maggio 2025 aveva sottolineato la mossa con l’ormai celebre affermazione per cui la Bundeswehr (l’esercito tedesco) sarebbe dovuta diventare “in senso convenzionale, l’esercito più forte d’Europa”. A giugno 2025, commentando l’attacco di Israele all’Iran, aveva elegantemente chiosato: “Gli israeliani stanno facendo il lavoro sporco per tutti. Posso solo dire: grande rispetto per il fatto che l’esercito israeliano abbia avuto il coraggio di farlo, e che i vertici dello Stato israeliano abbiano avuto il coraggio di farlo.”

Sullo sfondo, un’economia che dopo essere entrata in recessione nel 2023 era – è – ancora ferma al palo, crisi aziendali di dimensioni epocali – come il licenziamento collettivo di 50.000 dipendenti nell’arco dei prossimi 4 anni annunciato da Volkswagen – e conseguente crescita del tasso di disoccupazione (attualmente al 6,4%), prezzi dell’energia completamente fuori controllo (secondo Bloomberg, +60% rispetto all’anno scorso), caro affitti nei principali centri urbani.

Per affrontare le innumerevoli sfide poste da un contesto interno ed internazionale così impegnativo per la verità Merz aveva anche impegnato il suo governo ad avviare un ampio programma di riforme, purtroppo rimaste praticamente tutte o sulla carta, oppure respinte al mittente dal parlamento (come il bonus di 1.000 euro che i datori di lavoro avrebbero dovuto dare in busta paga ai dipendenti per contrastare le conseguenze della guerra in Iran). Ma si sa, sono i tempi e le dinamiche della politica – tanto vale non affannarsi più di tanto. Infatti a fine luglio 2026 aveva pensato bene di eclissarsi dalla vita pubblica per un mese di sacrosanta vacanza ai piedi delle alpi bavaresi, al termine delle quali aveva convocato la coalizione a una due giorni di clausura a Neuhardenberg (vicino a Berlino), per discutere del programma e delle prossime iniziative. “Il clima è ottimo e collaborativo”, aveva dichiarato garrulo ai giornalisti.

Era tutto perfetto: una luna di miele destinata a protrarsi per il resto del mandato. Ecco perché quando è arrivata la doccia fredda della tornata elettorale in tre Länder Merz non poteva crederci. Elezioni nel Land di Sachsen-Anhalt del 6 settembre (CDU: 17%, -20% rispetto al 2021, AfD primo partito col 44%): “Siamo tutti profondamente scioccati.” Elezioni del 20 settembre nei Länder di Berlino (CDU: 18,8%, -9,4% rispetto al 2023) e Mecklemburg-Vorpommern (CDU: 4,9%, – 8,4% rispetto al 2021, AfD primo partito col 38%): “E’ una catastrofe.” Con il 4,9% per la prima volta nella storia repubblicana la CDU non entra neanche nel parlamento di un Land.

Ma niente paura, Merz – secondo i sondaggisti il cancelliere più impopolare del dopoguerra – sa esattamente come gestire la situazione. Infatti domenica sera, mentre lo spoglio delle urne a Berlino e in Meclemburgo è ancora in corso, pensa bene di rilasciare una dichiarazione pubblica per rassicurare i cittadini: il risultato è catastrofico, ma lui non si dimette né da cancelliere, né da segretario del partito. Di più: il governo tira dritto senza cambiare di una virgola. O, come aveva già dichiarato con candore a Neuhardenberg: “Noi sappiamo cosa è giusto e buono per il paese. Non ci lasceremo sviare.” Appunto. Anche a costo di andare a sbattere contro il muro a tutta velocità.

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