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Cuba, a 200 giorni dal “blocco energetico” imposto dagli Usa blackout di oltre 20 ore e carenza di acqua. La crisi svuota l’Isola

L'Avana non riceve un carico di carburante da fine marzo. L'emergenza colpisce anche le strutture sanitarie e mette a repentaglio la salute 32mila donne in gravidanza. Dal 2020 sono andati via un milione e mezzo di abitanti, la maggior parte giovani. Gli esperti denunciano il "soffocamento a distanza" del Paese. Il ministro degli Esteri: “Una politica genocida”
Cuba, a 200 giorni dal “blocco energetico” imposto dagli Usa blackout di oltre 20 ore e carenza di acqua. La crisi svuota l’Isola
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Cuba ha superato i duecento giorni di blocco energetico imposto dall’amministrazione Trump, attraverso l’Executive order 14380 del 29 gennaio, con la sola eccezione di 730mila barili di petrolio giunti dalla Federazione Russa a bordo della nave Anatoly Kolodin. Quell’ultimo carico di greggio è durato circa trenta giorni, poiché – secondo Vicente O’ Leavy, ministro dell’Energia e delle Miniere – servirebbero “otto navi al mese” per far ripartire “l’economia e la generazione elettrica dell’Isola”. I blackout ormai raggiungono anche 22 ore consecutive al giorno. Ancor peggio nelle province rurali come Santiago de Cuba e Camagüey, dove la sospensione del servizio elettrico può raggiungere fino 30 o 40 ore consecutive. In molti rimangono senz’acqua. “Numerose pompe idriche smettono di funzionare quando ci sono i blackout – spiega Antonio Rodríguez, presidente dell’Istituto nazionale delle risorse idriche di Cuba -. Questo impedisce di mantenere la pressione necessaria per distribuire l’acqua attraverso una rete che, inoltre, presenta molteplici perdite”.

Mercoledì il deficit di produzione energetica ha superato 2mila megawatt: al buio il 64% del territorio insulare, inclusi ospedali. “L’impatto più profondo (dell’assedio, ndr) non si misura in megawatt, ma in vite umane”, scrive il ricercatore Raúl Capote sul bollettino del Partito comunista cubano Granma, denunciando che il blocco mette a rischio la salute di 32.800 donne incinta e le unità di terapia intensiva “sono al limite”. Il blocco viene percepito come un “soffocamento eseguito a distanza” dagli Stati Uniti e si teme il “giro di vite definitivo” contro L’Avana.

Persino la demografia è stata intaccata dalla crisi umanitaria. Nel 2025, secondo fonti ufficiali, i decessi (136.214) sono stati il doppio delle nascite (68.064). Il picco si registra a L’Avana, dove per ogni nascita si celebrano tre funerali. La natalità è precipitata del 35% negli ultimi cinque anni e il tasso di fertilità è di 1,29 per ogni donna. “Si tratta di una riduzione della popolazione la cui portata è stata registrata soltanto in contesti di conflitto armato”, osserva Juan Carlos Albizu Campos Espiñeira, professore e ricercatore presso il Centro di riflessione e dialogo di Cuba. Il crollo demografico è in parte dovuto all’emigrazione che, sempre negli ultimi cinque anni, ha raggiunto quota 1 milione e mezzo. Il 77% di loro ha un’età compresa tra 15 e 49 anni e il 56% è donna. Poi, coloro che rimangono rinunciano a fare figli a causa della carenza di servizi e beni primari.

Altro fattore è l’aumento della mortalità infantile, che dal 2018 al 2025 è passata da 4,0 a 9,9 ogni mille bambini. Lo conferma uno studio pubblicato ad aprile dal Cepr, Center for economic and policy research, che denuncia “una forte relazione causale tra le sanzioni imposte (dagli Usa, ndr) e l’aumento del tasso di mortalità infantile”. Secondo il Cepr, le sanzioni hanno spinto il Paese a una “scarsità massiccia di prodotti medici – attrezzature, farmaci – che prima erano più reperibili, nonostante l’embargo Usa”.

Elaine Acosta, direttrice dell’Istituto di ricerca “Cuido60”, spiega che Cuba “non solo si sta svuotando, ma si sta disarticolando a livello sociale”. L’esperta racconta che “il Paese sta rimanendo senza giovani e senza professionisti, il che accelera il processo di invecchiamento (della popolazione) senza reti d’appoggio”. Cuba è infatti il Paese più anziano dell’America Latina, poiché il 27% della popolazione ha oltre 60 anni.

Il tutto sotto l’embargo imposto dal Trading with the enemy Act, che va avanti da oltre mezzo secolo e che Donald Trump ha voluto rinnovare per un altro anno, come tutte le amministrazioni che lo hanno preceduto dal 1978. Per Washington, la continuità delle misure restrittive “rientra nell’interesse nazionale degli Stati Uniti”. Decisione condannata dal ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, che su X ha denunciato la “più crudele offensiva” Usa, nell’ambito di una “politica genocida mantenuta da decenni” contro il popolo cubano.

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