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Ratko Mladic, morto il “boia di Srebrenica”: fu tra gli autori della strage del 1995

Ex comandante militare dei serbo-bosniaci condannato all'ergastolo per crimini di guerra è morto a 84 anni all’Aia: era malato da tempo, nei giorni scorsi era stata respinta una richiesta di scarcerazione
Ratko Mladic, morto il “boia di Srebrenica”: fu tra gli autori della strage del 1995
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Ratko Mladic, ex comandante militare dei serbo-bosniaci durante la guerra in Bosnia, è morto in un ospedale penitenziario delle Nazioni Unite all’Aia, nei Paesi Bassi. Lo riferisce l’emittente pubblica serba Rts. Soprannominato il “boia di Srebrenica” per il suo ruolo nel massacro del 1995, Mladic aveva 84 anni ed era stato colpito da diversi ictus. Accusato di aver commesso crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, dopo 16 anni di latitanza Mladic fu estradato nel 2011 all’Aja e processato nel centro di detenzione che ospita gli accusati del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. Il processo si concluse nel 2017 con la condanna all’ergastolo.

Negli ultimi mesi la Serbia ne aveva chiesto il rilascio umanitario per motivi di salute, in quanto malato terminale e vittima di almeno un ictus, ma il Meccanismo per i tribunali penali dell’Aia ha respinto le richieste, affermando che in carcere riceveva le cure (palliative) necessarie. Il 22 agosto il presidente serbo Aleksandar Vučić ha detto di non comprendere i “principi disumani” che hanno portato alla decisione e il ministro della Giustizia Nenad Vujić ha espresso “profondo rammarico” nei confronti della presidente del Meccanismo, Gracijela Gati Santana, per non aver scarcerato Mladic.

Mladic è stato una delle figure più note del conflitto nell’ex Jugoslavia, che causò la morte di oltre 100mila persone e più di un milione di sfollati. Nato il 12 marzo 1942 nel piccolo villaggio bosniaco di Bozinovici, sulle colline a 40 chilometri a sud di Sarajevo, come altri protagonisti del conflitto jugoslavo assorbì il nazionalismo anche attraverso il destino della propria famiglia durante la Seconda guerra mondiale: suo padre era stato ucciso dai croati. Ufficiale durante l’epoca comunista, si schierò con i serbi mentre la Jugoslavia si disgregava nella guerra. Inizialmente guidò un’insurrezione serba in Croazia, prima di assumere il comando dell’esercito serbo-bosniaco, sostenuto dalla Serbia e dall’allora presidente Slobodan Milosevic, morto nel 2006 mentre era detenuto all’Aia e sotto processo per genocidio.

La strage di Srebrenica. L’11 luglio 1995 e nei giorni successivi, oltre 8.000 uomini e ragazzi musulmani bosniaci furono massacrati nella città di Srebrenica, in quello che è considerato il peggior massacro in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale. Le vittime furono costrette a spogliarsi, uccise e i loro corpi vennero seppelliti in fosse comuni con le ruspe, in una brutale carneficina durata più di una settimana. I sopravvissuti di Srebrenica hanno raccontato che un’immagine sarebbe rimasta per sempre impressa nelle loro menti: Mladic che distribuiva caramelle ai bambini musulmani radunati nella piazza della città e li rassicurava, dicendo che sarebbe andato tutto bene, arrivando persino ad accarezzare sulla testa uno di loro. Due anni prima l’Onu aveva dichiarato la città una “zona protetta” e la sua difesa era stata affidata a un contingente di circa 600 caschi blu olandesi. L’6 luglio 1995 le milizie della Repubblica Serba di Bosnia (VRS) iniziarono l’offensiva, occupando completamente la città l’11 luglio senza incontrare resistenza militare da parte dei peacekeeper.

Le forze di Mladić separarono gli uomini e i ragazzi dai 12 ai 77 anni dal resto dei rifugiati e nei giorni successivi migliaia di loro vennero sistematicamente fucilati e i loro corpi occultati in fosse comuni. Oltre 20.000 civili (soprattutto donne, bambini e anziani) cercarono rifugio nella base Onu di Potočari e circa 15.000 uomini tentarono una disperata fuga a piedi attraverso i boschi verso la città di Tuzla. Braccati e bombardati dalle milizie serbe, molti di essi vennero catturati e uccisi lungo il tragitto. Trent’anni dopo, circa 1.000 corpi rimangono ancora non identificati. Sia il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia sia la Corte internazionale di giustizia hanno stabilito per via giudiziaria che gli eventi di Srebrenica hanno costituito un vero e proprio genocidio.

L’Aia, un giudice apre un’indagine sulla morte. Un tribunale delle Nazioni Unite ha confermato la morte di Mladic, comunicando che è deceduto in un ospedale all’Aia nelle prime ore di oggi e ha aperto un’indagine approfondita sulle circostanze della sua morte. “Mladic è morto oggi mentre era ricoverato in un ospedale all’Aia”, sottolinea l’International Residual Mechanism for Criminal Tribunals (Irmct). La giudice Graciela Gatti Santana ha ordinato “un’indagine completa sulle circostanze” della sua morte.

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