Al timone di “Linea Verde”, ma sopratutto da dodici anni di “Linea Bianca”, Massimiliano Ossini non solo è uno dei volti più longevi della Rai, ma ormai conosce la natura e la montagna benissimo. come ha confessato a Il Corriere della Sera, la vetta che ricorda con più piacere è quella del K2: “Anche se in cima non ci sono arrivato. Anzi, proprio perché ho scelto di non arrivarci: non sarei qui a raccontarlo. Imparai il valore della rinuncia. Nel nostro immaginario rinunciare è sinonimo di incapacità. In montagna invece è intelligenza“.
Poi l’aneddoto sconvolgente: “Accadde di tutto. Morì un portatore di una spedizione vicina, alcune ragazze che erano con noi ebbero un incidente e si ruppero le costole. Un’alpinista che aveva già scalato il K2 fu colpita da un edema polmonare e cerebrale. Anche il mio compagno di scalata ebbe un edema polmonare e dovette scendere. Il ghiacciaio inoltre ci restituì il corpo di un ragazzo morto molti anni prima. La nostra era anche una spedizione scientifica con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e una valanga notturna distrusse ciò che era stato allestito. Mentre scalavamo, un’altra valanga cadde vicino a noi. Erano tutti segnali che dicevano: basta”.
“Sui miei social si vede un uomo che scala, che scia, che presenta. – ha continuato – Tutto bello. Invece, quando parlo con i ragazzi, racconto che la cosa di cui vado più orgoglioso è proprio la rinuncia sul K2. Dire: ‘Non ce la faccio’ è la vera forza. Che non significa arrendersi prima di cominciare, bisogna sempre provarci. Se non riesci, cambi strada”.