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Ultimo aggiornamento: 13:15

Moni Ovadia a La7: “Israele Stato ebraico? No, è uno Stato sionista, basato su una ideologia criminale, razzista, genocidiaria”

"Da Netanyahu e dai sionisti c’è da aspettarsi di tutto”. Lo scrittore ebreo commenta le tensioni tra Israele e Turchia.
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Io non voglio mai più sentire parlare di Stato ebraico o di Stato di Israele. Per me è lo Stato sionista che si fonda su un’ideologia criminale, colonialista, segregazionista, razzista e da ultimo genocidaria. Lo dico anche come ebreo“. Sono le durissime parole pronunciate da Moni Ovadia a In onda, su La7, dove attacca frontalmente il governo di Benjamin Netanyahu e l’ideologia sionista.

Il contesto è quello delle tensioni crescenti tra Israele e Turchia: Ankara ha recentemente chiesto l’emissione di una “red notice” internazionale di Interpol nei confronti del premier israeliano e di Afek Moskovitch. La richiesta fa seguito ai mandati di arresto emessi il 14 luglio 2026 dalla magistratura turca nell’ambito dell’inchiesta sull’intercettazione, in acque internazionali, della Global Sumud Flotilla, la spedizione di imbarcazioni partita con l’obiettivo di portare aiuti umanitari a Gaza. Le accuse contestate includono genocidio, crimini contro l’umanità, privazione aggravata della libertà, lesioni, tortura, distruzione e saccheggio di beni e dirottamento di mezzi di trasporto.

Il conduttore Luca Telese chiede se, di fronte alle dichiarazioni israeliane che paragonano la Turchia all’Iran, esista il rischio di un’escalation bellica con un paese membro della Nato. Ovadia risponde senza esitazioni: “Diciamo che da Netanyahu e dai sionisti c’è da aspettarsi di tutto. Siamo di fronte a una mentalità criminale“. E prosegue: “Io come ebreo rifiuto qualsiasi apparentamento del sionismo con l’ebraismo. Non sono credente. Se lo fossi, penserei che il sionismo è una punizione divina”.

Richiamando le parole di Papa Leone XIV sull’“idolatria del profitto”, Ovadia parla di “pensiero ossificato” e di “ossificazione del pensiero sionista”: “I sionisti dicono: a ogni costo, noi dobbiamo ottenere i nostri risultati. E se la violenza è lo strumento, ben venga la violenza senza la minima reciprocità. Torture, violenze sessuali, distruzione, sparare nella testa ai bambini come hobby. Tutto va bene. Per cui ci si può aspettare di tutto”. Il giornalista Antonio Di Bella non condivide l’equivalenza tra sionismo, apartheid e colonialismo e invita a distinguere le sorti di Netanyahu da quelle di Israele, che “ha diritto ad esistere”. Il disastro attuale, secondo Di Bella, è frutto della politica di Netanyahu e di Donald Trump che l’ha assecondata; la speranza, aggiunge, è nelle prossime elezioni israeliane che possano sconfiggere il premier.

Ovadia non arretra: “Mi dispiace, ma non conoscete il sionismo, non lo conoscete per niente. Il sionismo esordisce con uno slogan: “una terra senza popolo per un popolo senza terra”. Perché non volevano vedere i palestinesi, non li hanno mai visti e la Nakba, cioè la distruzione di 500 villaggi, l’espulsione di 75mila palestinesi, l’hanno fatta Ben Gurion e compagnia cantante, non Netanyahu”.
Quelle immagini terribili di Itamar Ben Gvir, spiega, arrivano a questo punto “perché non c’è una sensibilità profonda di rispetto dei palestinesi“. La speranza nelle elezioni è legittima, ma prima “bisogna conoscere il sistema educativo sionista, perché l’odio è stato inoculato per decenni dai livelli dell’educazione primaria, sennò non si spiega proprio quello che è successo a Gaza“. Lo scrittore, a riguardo, cita il libro ‘La Palestina nei testi scolastici di Israele. Ideologia e propaganda nell’istruzione’ dell’accademica e sociolinguista israeliana Nurit Peled-Elhanan.

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