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El Niño verso livelli record, il 2027 rischia di essere l’anno più caldo di sempre

Dopo le ondate di calore che nelle ultime settimane hanno colpito l'Europa, tra incendi, danni alle colture e vittime per le temperature estreme, il nuovo allarme arriva dal Pacifico: il fenomeno potrebbe raggiungere un'intensità mai osservata nei dati moderni
El Niño verso livelli record, il 2027 rischia di essere l’anno più caldo di sempre
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L’estate delle ondate di calore, degli incendi, dei danni all’agricoltura e dell’aumento di mortalità tra gli anziani potrebbe essere soltanto un anticipo di ciò che attende il pianeta. Il prossimo grande protagonista del clima globale potrebbe essere El Niño, che secondo le previsioni del Met Office britannico si sta rafforzando rapidamente e potrebbe diventare uno degli episodi più intensi mai osservati. La combinazione con il riscaldamento globale di origine antropica rende inoltre “molto probabile” che il 2027 possa stabilire un nuovo record per la temperatura media globale.

L’allarme – come riporta il Corriere della Sera – arriva mentre l’Europa fa i conti con settimane segnate da temperature eccezionali, basti pensare che Londra è stata senza pioggia per oltre 50 giorni. “Dobbiamo essere chiari sul fatto che si tratta di un evento senza precedenti”, ha spiegato Adam Scaife, responsabile delle previsioni a lungo termine del Met Office. “Non ho mai visto un segnale di El Niño così intenso nelle nostre previsioni”.

Un Pacifico sempre più caldo

Il segnale arriva soprattutto dal Pacifico tropicale, dove le temperature superficiali del mare hanno già raggiunto valori superiori di oltre 2 gradi rispetto alla media nell’area utilizzata per monitorare il fenomeno. El Niño viene generalmente dichiarato quando l’anomalia supera gli 0,5 gradi.

Ma la temperatura potrebbe continuare a salire. Secondo le proiezioni del Met Office, l’anomalia potrebbe superare i 3 gradi entro la fine dell’anno; alcuni gruppi di ricerca non escludono valori ancora più elevati, fino a 4 gradi. Se queste previsioni fossero confermate, si tratterebbe di un episodio senza precedenti nelle serie disponibili, che risalgono al 1950, e probabilmente del più intenso almeno dal XIX secolo. A rendere ancora più preoccupante lo scenario sono le temperature registrate nelle profondità dell’oceano. In alcune zone, a circa 100 metri di profondità, l’acqua è fino a 8 gradi più calda della norma. Un enorme serbatoio di calore che potrebbe alimentare ulteriormente il fenomeno nei prossimi mesi. “Abbiamo ancora molti mesi a disposizione prima che questo evento si sviluppi completamente, ed è uno dei motivi per cui siamo sempre più certi che si tratterà di un evento da record”, ha osservato Zeke Hausfather, climatologo di Berkeley Earth.

Caldo, siccità e piogge estreme

El Niño non significa semplicemente “più caldo” ovunque. Il fenomeno modifica la circolazione atmosferica e sposta le precipitazioni, producendo effetti molto diversi a seconda delle aree del pianeta. Il fenomeno, che si ripresenta mediamente ogni due-sette anni e dura circa un anno, nasce dall‘indebolimento degli alisei sul Pacifico. Le acque calde che normalmente vengono spinte verso ovest possono così spostarsi verso est, liberando nell’atmosfera enormi quantità di calore e modificando la distribuzione delle piogge. Il risultato può essere devastante: siccità e caldo estremo in alcune regioni, piogge torrenziali e alluvioni in altre.

Le previsioni indicano una probabilità dell’81% che El Niño raggiunga un’intensità molto elevata tra ottobre e dicembre. La possibilità che il fenomeno persista fino all’inizio della primavera 2027 arriverebbe invece al 97%. Per l’agricoltura sarebbe un’altra fonte di pressione dopo una stagione già difficile. Negli Stati Uniti, il caldo e la siccità di luglio hanno fatto scendere dal 67% al 61% la quota di mais giudicata in condizioni buone o eccellenti. La soia è al 62%.

In Argentina, al contrario, il problema potrebbe essere l’eccesso d’acqua: le proiezioni della Borsa merci di Rosario stimano un aumento delle precipitazioni del 30% a ottobre, del 70% a novembre e addirittura del 90% a dicembre. Dopo anni di scarsità d’acqua, gli agricoltori sono quindi costretti a prepararsi a uno scenario completamente diverso, modificando tempi e strategie di semina.

Il clima arriva anche al supermercato

Gli effetti di un El Niño particolarmente intenso potrebbero però non fermarsi ai campi. Il fenomeno rischia di trasformarsi anche in un problema per i consumatori, attraverso l’aumento dei prezzi degli alimenti.

In Brasile, uno studio di Rabobank riportato dal portale G1 stima che, in caso di El Niño forte, i prezzi dei prodotti alimentari freschi potrebbero aumentare fino al 19,9% su base annua, mentre la spesa alimentare delle famiglie potrebbe crescere del 6,32%. L’impatto sull’inflazione generale potrebbe arrivare a 0,83 punti percentuali. In uno scenario moderato, l’effetto sull’inflazione sarebbe comunque stimato in circa 0,41 punti.

Gli effetti potrebbero manifestarsi dapprima sui prodotti più vulnerabili alle anomalie meteorologiche, come ortaggi e altri freschi, per poi estendersi a mais, caffè, frutta, riso, grano e canna da zucchero. Anche la produzione di latte potrebbe risentire delle condizioni climatiche. È un passaggio importante perché collega direttamente il fenomeno atmosferico alla vita quotidiana: il cambiamento climatico non è soltanto una questione di record di temperatura o di ghiacciai che arretrano, ma può tradursi in raccolti più incerti, maggiore volatilità dei prezzi e una spesa alimentare più pesante per le famiglie.

Un altro stress test per un pianeta già surriscaldato

El Niño è un fenomeno naturale e non è provocato dal cambiamento climatico. Ma il riscaldamento globale modifica il punto di partenza dal quale il fenomeno si manifesta. Ed è proprio questa sovrapposizione a preoccupare gli scienziati. Se il segnale del Pacifico continuerà a rafforzarsi secondo le previsioni, il 2027 potrebbe quindi arrivare dopo un’estate europea già segnata dagli effetti del caldo estremo e aggiungere un nuovo elemento a una situazione climatica sempre più difficile da gestire.

Non è soltanto una questione di stabilire quale sarà l’anno più caldo della storia. Il vero problema è quello che un nuovo record potrebbe trascinarsi dietro: incendi, siccità, precipitazioni estreme, agricoltura sotto pressione, prezzi alimentari più alti e nuovi rischi per la salute. E mentre gli agricoltori delle principali aree produttive stanno già modificando i propri programmi in vista di El Niño, il messaggio degli esperti è essenziale quanto semplice: prepararsi prima che il fenomeno raggiunga il suo picco. “Dobbiamo agire e prepararci. È giunto il momento“.

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