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Pfas, nuovo allarme: “Non solo nell’acqua, si disperdono anche nell’aria a causa delle procedure di smaltimento”

La Rete Zero PFAS Italia ha reso noto i risultati di analisi indipendenti sulla polvere raccolta in provincia di Verona di Brescia
Pfas, nuovo allarme: “Non solo nell’acqua, si disperdono anche nell’aria a causa delle procedure di smaltimento”
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Non solo nell’acqua, ma anche nell’aria. Dalla Rete Zero PFAS Italia arrivano notizie allarmanti sulla presenza nell’ambiente delle sostanze perfluoroalchiliche prodotte e utilizzate nell’industria. Il movimento è sorto a seguito dell’inquinamento della falda in tre province del Veneto (Vicenza, Verona e Padova) a causa delle lavorazioni nello stabilimento Miteni di Trissino. Pochi giorni fa ha reso noto i risultati di analisi indipendenti sulla polvere raccolta a Legnago (in provincia di Verona) e Nuvolera (in provincia di Brescia), a dimostrazione che i Pfas non sono veicolati solo attraverso l’acqua e i prodotti agricoli, ma si disperdono anche nell’aria, a causa delle procedure di smaltimento.

È in quelle due località che sono stati censiti livelli preoccupanti, al punto da indurre la rete a chiedere un confronto con gli enti pubblici, a cominciare dalle Agenzie regionali per l’ambiente, così da effettuare controlli certificati. La letteratura scientifica ha ormai accertato una correlazione tra Pfas e alcune malattie come il cancro (tiroide, fegato, reni, testicoli), le disfunzioni al sistema immunitario e malattie congenite nei neonati.

“Da questa situazione è nata la necessità di eseguire analisi chimiche indipendenti, in laboratori accreditati. Le matrici che abbiamo analizzato – scrive Rete Zero Pfas Italia – comprendono acqua di rubinetto, acque superficiali, alimenti, bibite e anche polvere raccolta dai balconi e dai cortili delle scuole”. La novità è proprio nelle polveri. “Si è partiti con la necessità di conoscere i dati nel comune di Legnago, sede dell’impianto Chemviron di trattamento di carboni attivi impregnati di Pfas dopo il loro impiego. Si è proseguito con un campionamento in provincia di Brescia”.

La situazione di Legnago è da tempo nel mirino perché, paradossalmente, gli impianti di depurazione rischiano di diventare una forma di diffusione dei Pfas sotto altre forme. “Ad Arpa Verona è stata fatta richiesta di ricercare i Pfas nell’aria che esce dai camini dell’azienda, ma – al meglio delle nostre conoscenze – al momento queste analisi non sono state fatte come si deve, con rassicurazioni che omettono dati del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, né ci sono centraline presenti nell’area come richiesto da anni alle autorità”.

Quali sono i risultati? “Le analisi indipendenti hanno mostrato la presenza di Pfba, la molecola perfluorurata a 4 atomi di carbonio riconducibile anche a lavori di cantiere. Gli altri Pfas presenti sono a catena più lunga, dai 6 ai 10 atomi di carbonio”. Gli attivisti ricordano come il Pfoa sia considerato cancerogeno certo dallo IARC, l’Agenzia per la ricerca contro il cancro, e la sua struttura molecolare è molto simile a quella delle altre cinque molecole. Le concentrazioni rinvenute a Legnago vanno da un minimo di 11 a un massimo 54,1 microgrammi per chilo di sostanza secca (μg/kg).

Risultati addirittura peggiori sono emersi dalle analisi delle polveri di balcone prelevati a Nuvolera, con punte di 148,8 e 1069,6 μg/kg. “Alla luce di questi segnali allarmanti, anche se non validati, è necessaria maggiore trasparenza e una reale presa in carico del problema. Se la pubblica amministrazione volesse fare analisi in contraddittorio come da noi proposto in passato – conclude la Rete Zero Pfas Italia – accoglieremmo la proposta in maniera entusiasta. Non è nostro compito produrre risultati utilizzabili in un procedimento giudiziario, quello che si vuole fare è avere conoscenza di quante sostanze tossiche abbiamo nell’ambiente”.

È per queste che il movimento interpella le autorità competenti, a cominciare dalle Regioni. Con un promemoria tecnico. “Le indicazioni dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare stabiliscono che la dose da non superare a settimana per la somma di 4 Pfas (PFOS, PFOA, PFNA, PHxS) sia di 4,4 nanogrammi per chilo di peso corporeo. Questo significa che una persona di 60 chili non dovrebbe assumere a settimana più di 264 nanogrammi totali, un bambino di 20 chili non più di 88 nanogrammi. Ad oggi non esistono limiti per il rilascio in aria di Pfas perché nessun ente pubblico europeo li ha elaborati. Questo non vuol dire che diffusi nell’aria non siano pericolosi”.

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