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"La vera opera d’arte della mia vita è la mia famiglia" - 3/3

Marco Lanzetta, eccellenza nel mondo della chirurgia, ha lasciato l'Italia nel 1989. "Volevo evadere da un sistema che non sentivo mio. Non c'era però la premeditazione di un addio definitivo". E invece i suoi figli e nipoti sono nati in Australia
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“La vera opera d’arte della mia vita è la mia famiglia”

La distanza, nei primi anni, era un ostacolo complesso da superare. Negli anni Ottanta non c’erano smartphone e videochiamate: telefonare a casa era “un evento da pianificare, costoso e breve”. Poi sono arrivate le responsabilità professionali, la necessità di dimostrare il proprio valore in un ambiente medico competitivo e, nel 1998, il primo trapianto di mano al mondo, eseguito a Lione. Un successo destinato a entrare nella storia della medicina, ma seguito da una vicenda umana dolorosa: il paziente non seguì le terapie antirigetto e arrivò alla riamputazione. “Fu una ferita profonda”, racconta Marco, che a quella storia ha dedicato una parte del suo libro “Una mano più in là”.

Oggi però, quando parla ai giovani italiani, non propone di replicare la sua esperienza. Nel 1989 non esistevano Internet né la possibilità di mantenere un contatto quotidiano con casa. “Gli strumenti cambiano, la natura umana no”. Per lui il punto non è imitare un percorso, ma conservare il metodo: uscire dalla propria zona di comfort, cercare l’eccellenza, restare curiosi e avere “il coraggio di scommettere su se stessi dove il merito viene riconosciuto”. Eppure la sua vita non si misura nei traguardi della chirurgia. “I successi medici restano nei libri di storia della medicina o negli archivi ospedalieri. La vera opera d’arte della mia vita è la mia famiglia. Il mio lavoro ha ricostruito le vite di tanti, ma è la mia famiglia che ha dato un senso alla mia”. Alla fine, questo è il cuore della storia della famiglia Lanzetta: tre figli cresciuti tra mondi diversi, due nipotine nate a Sydney e un’identità italiana che non è scomparsa, ma ha smesso di essere una necessità. Ha cambiato pelle diventando un’eredità, un tessuto connettivo capace di attraversare tre generazioni senza impedire alla famiglia di mettere radici dall’altra parte del mondo.

Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com

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