Benzina ai massimi dal 2022 nel primo weekend da bollino rosso per i rientri: la prima grana del governo dopo le ferie
Giorgia Meloni è ancora in Puglia, ma il relax agostano nella Valle d’Itria – intervallato dai fischi dei tarantini durante la cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo – ha le ore contate. Perché, nel primo weekend da bollino rosso sulle autostrade per i rientri dalle vacanze, il prezzo dei carburanti ha continuato a salire. E il controesodo rischia di diventare un bagno di sangue per il governo a livello di consensi. Lunedì è l’ultimo giorno di sconto sulle accise sul gasolio, che sabato alla pompa ha toccato i 2,128 euro al litro sulle strade e 2,2 in autostrada. Intanto la benzina è arrivata a quota 2,008 sulle strade e 2,085 in autostrada: è il massimo dalla crisi energetica del 2022 e segna un record per la serie giornaliera del Mimit, avviata nell’agosto 2023 (fino ad allora i prezzi medi giornalieri comunicati dal ministero non distinguevano tra rete ordinaria e autostrade). Per trovare valori medi settimanali più elevati bisogna tornare a subito dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, quando – a marzo 2022 – la benzina arrivò a 2,137 euro al litro e il governo Draghi fu costretto a intervenire in corsa con un primo sconto di 25 centesimi, poi più volte prorogato.
Le associazioni consumatori gridano alla stangata e chiedono di varare al più presto un nuovo intervento muscolare, ma la strada è in salita. Gli sgravi fiscali varati dopo l’avvio della guerra di Usa e Israele contro l’Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz sono costati a partire da marzo oltre 2,2 miliardi di euro alle casse pubbliche. Eppure, anche volendo ignorare il fatto che quegli aiuti sono notoriamente regressivi, gli effetti concreti per gli automobilisti si sono rivelati effimeri: il beneficio viene via via puntualmente assorbito dall’aumento della componente industriale, che dipende dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati ma anche da margini di raffinazione, cambio euro-dollaro, costi di approvvigionamento e distribuzione. Così, per esempio, in meno di un mese il taglio di 17 centesimi al litro solo sul gasolio (14 centesimi di accisa più l’effetto Iva) entrato in vigore il 28 luglio e prorogato il 4 agosto è stato completamente “mangiato” dall’aumento delle quotazioni.
Ne vale la pena? I risultati dicono il contrario. E a sconsigliare di andare avanti su questa strada c’è anche l’obiezione, avanzata dai principali organismi internazionali, che intervenire abbassando artificialmente il prezzo dei carburanti attenua il segnale di mercato che dovrebbe spingere a ridurre i consumi di combustibili fossili. Se nonostante tutto il governo riterrà politicamente insostenibile lasciar scadere il taglio, avrà di fronte una missione complicata. Per incidere davvero sui portafogli degli automobilisti servirebbe una sforbiciata più corposa. Il che porta al tema delle coperture per prorogare o ampliare la misura. Le cosiddette accise mobili, evocate dalle opposizioni come una panacea perché consentono di destinare alla riduzione delle accise l’eventuale maggior gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti, portano in dote risorse limitate e in ogni caso non immediate: l’extragettito Iva di agosto si conoscerà solo a settembre. I soldi dovranno arrivare da altri canali. Matteo Salvini nelle scorse ore ha assicurato che la Lega ha già “definito la proposta del contributo che intendiamo chiedere alle banche: il 5% dei profitti derivanti da interessi. Si tratta di circa 2 miliardi all’anno”. Il leghista Giancarlo Giorgetti, titolare dell’Economia, per ora tace.