Barcellona, i rifugi climatici contro il caldo estremo chiudono per ferie: “Sulla carta oltre 500, ma sempre aperti sono solo la metà”
Barcellona è arrivata all’estate 2026 con il dispositivo più esteso della sua storia: più di 500 rifugi climatici attivi, quasi un centinaio in più rispetto al 2025, con oltre 60 nuovi microrifugi in farmacie ed esercizi commerciali. La rete barcellonese, nata nel 2020, riunisce spazi pubblici e privati pensati per proteggere le persone dal caldo estivo e dal freddo invernale; la maggior parte resta attiva tutto l’anno. Non sono strutture costruite ad hoc, ma luoghi già esistenti “certificati” come rifugio in base a criteri di buona accessibilità e, preferibilmente, sedute o panche disponibili. Nell’elenco rientrano biblioteche, centri civici, musei, chiese, centri sportivi, scuole con cortili ombreggiati e spazi interni come biblioteche e centri civici, ed esterni come parchi o interni di isolato, quasi tutti gratuiti a eccezione delle piscine comunali, con tariffe pubbliche ed eventuali agevolazioni. È un sistema che “riconverte” temporaneamente edifici pubblici e negozi privati aderenti, offrendo ombra, sedute, acqua e una temperatura più fresca della strada. Ma proprio perché si appoggia su strutture con un proprio calendario (come biblioteche con orari, negozi con ferie, scuole chiuse d’estate) la sua tenuta dipende dagli orari di chi le gestisce. Ed è qui che il dispositivo entra in crisi proprio durante le ondate di calore estive.
Sulla carta, il Comune promette che il 99,2% dei residenti abbia un rifugio a meno di dieci minuti a piedi, il 76,8% a meno di cinque. Ma secondo un’analisi dei dati municipali, la città perde quasi un quarto degli spazi utili: almeno 114 sedi chiudono per ferie e non riaprono fino a settembre, con quartieri come Sarrià-Sant Gervasi o Les Corts che perdono un terzo delle strutture. Il Comune ribatte con dati diversi: un’ordinaria domenica di agosto il 92,3% della popolazione avrebbe comunque un rifugio a meno di dieci minuti. Ma uno studio di Desca, citato dalla fondazione Arrels – entità in difesa dei senza fissa dimora – sostiene che le domeniche di agosto è disponibile solo il 48% della rete, quasi la metà di quanto rivendicato dal Municipio. Sul fronte biblioteche, spesso cuore del sistema perché climatizzate e gratuite, il Comune ne ha tenute aperte ad agosto 19 su 41, cinque più dell’anno scorso.
È il caso, al contrario, della biblioteca Can Mariner a Horta. Catalogata come rifugio ma chiusa tutto agosto. Phil Manzaneque, dell’Associació de Veïnes i Veïns d’Horta, spiega che un paio d’ore al mattino e un paio al pomeriggio sarebbero essenziali, soprattutto per certe fasce d’età, mentre nel quartiere il centro civico è chiuso e quello sportivo apre solo l’ingresso. Anche il Partito Popolare attacca: il capogruppo Daniel Sirera accusa il sindaco, Jaume Collboni, di “vendere” rifugi climatici in realtà chiusi, mentre restano parchi giochi senza un filo d’ombra, citando il Parc del Laberint d’Horta, contato in mappa nonostante lavori fino al 2027. Per Sirera l’amministrazione avrebbe gonfiato la mappa per vantare 500 rifugi, salvo trovarli chiusi ad agosto.
Il fronte più critico riguarda i senza fissa dimora, per cui il rifugio è spesso l’unica barriera contro un colpo di calore. Arrels denuncia che il 58% di loro ha difficoltà a trovare un luogo coperto dove riposare, con richieste di assistenza salite del 25%. La fondazione chiede rifugi specifici per chi vive in strada, con professionisti che accompagnino le persone durante le ondate di calore, uno per quartiere. Anche la difensora civica di Barcellona (Síndica de Greuges) raccomanda di tenere aperti i rifugi ogni volta che c’è rischio da ondata di calore, indipendentemente da quando si verifica. Il confronto nazionale ridimensiona il problema: appena 19 delle 52 capitali di provincia spagnole hanno una rete organizzata, con regioni intere senza alcun rifugio e città come Siviglia (5) o Madrid (31) molto indietro. Ma lo stesso rapporto avverte che tutte le reti analizzate chiudono a mezzogiorno, nei weekend o del tutto d’estate, riducendone l’utilità proprio quando servirebbero di più.