Subì violenze sessuali da sette ragazzi alla Cornell University, solo due espulsi: per gli altri un tema di punizione
Sono state riaperte le indagini circa le accuse di stupro di gruppo rivolte ad alcuni membri di una confraternita della Cornell University. L’evento risale, secondo la testimonianza della donna, ad ottobre 2024, quando sette studenti della prestigiosa università americana – che fa parte dell’Ivy League – l’hanno costretta a bere alcolici e ad assumere droghe – marijuana e soprattutto ketamina – per poi violentarla per diverse ore. I fatti si sono svolti nei locali della confraternita Chi Phi del campus Ivy League, dove i ragazzi, consapevoli dell’incapacità di reagire della vittima, hanno successivamente scritto sul gruppo Whatsapp della confraternita “sesso gratis” invitando altri membri a partecipare. Soltanto lo scorso 16 settembre la studentessa ha sporto denuncia contro Cornell e contro sette membri della confraternita Phi Chi affermando di esser stata vittima di uno stupro di gruppo quando non era in grado di esprimere il suo consenso e che la scuola non era riuscita a proteggerla dai “predatori sessuali” attivi sul capo. Citati nell’azione legale erano anche la confraternita femminile a cui apparteneva la ragazza e un bar fuori dal campus che le avrebbe servito alcol pur essendo lei sotto l’eta legale per consumarlo. La Cornell ha inoltre aperto un’inchiesta indipendente.
Un’indagine interna del NY Times ha accertato due fatti: la ragazza ha denunciato le violenze due settimane dopo averle subite, a causa dello stato di choc in cui si trovava; nella trascrizione della sua relazione, lunga oltre 120 pagine, non è mai menzionata la parola “stupro“. L’inchiesta interna della Cornell University portò, oltre alla chiusura della confraternita Chi Phi, all’espulsione di due degli studenti denunciati, mentre per gli altri cinque la punizione fu quella di scrivere un tema sull’accaduto. Matthew Van Houten, procuratore distrettuale della contea di Tompkis, dopo aver annunciato la riapertura delle indagini, è stato sollevato dall’incarico di sovrintendere il caso; al suo posto la governatrice di New York Kathy Hochul ha nominato il procuratore generale dello Stato come procuratore speciale per le indagini sul presunto stupro di Cornell. “Le nuove informazioni hanno sollevato seri interrogativi su come è stato gestito questo caso e ho perso fiducia nella capacità del procuratore distrettuale della contea di Tompkins di supervisionarlo in modo imparziale”, ha dichiarato Hochul.
Lasciano un po’ a desiderare le parole del Presidente degli Stati Uniti su un caso che sta acquisendo sempre più rilevanza nel dibattito pubblico del Paese: “Non ne so molto, ma la Cornell è un’ottima università e sono certo che faranno la cosa giusta” ha affermato Donald Trump.
Intanto il caso dilaga sui social e sul web le donne, e anche gli uomini, esprimono la loro rabbia perché all’epoca nessuno degli studenti coinvolti è stato incriminato. Anzi, secondo la vittima Jane Doe, agli stupratori fu semplicemente chiesto “di rimediare alla propria condotta semplicemente presentando delle tesine”. Del caso ha parlato anche l’attrice britannica Florence Pough alla presentazione del suo ultimo film dopo che un suo lungo post su Instagram era stato censurato dal social di Meta. Pough ha criticato duramente la lentezza della giustizia, l’omertà intorno agli episodi di violenza sessuale e l’isolamento che vivono le donne.
La governatrice dello stato di New York Kathy Hochul ha annunciato che l’ateneo Ivy League ha accettato di affidare a un organismo indipendente la revisione di come ha inizialmente gestito le accuse dopo che la stessa Hochul aveva sollecitato un’indagine. “Ho parlato oggi con il presidente di Cornell e l’università ha accettato di incaricare uno studio legale esterno di condurre un’indagine indipendente”, ha scritto la Hochul su X: “Ho chiesto inoltre al mio staff di valutare quali altre misure possiamo adottare per rafforzare la tutela delle vittime. Questa cultura deve finire. E a New York faremo tutto ciò che è in nostro potere per fermarla”.