Il mondo FQ

Strage di Ustica, la Procura di Roma chiede di revocare l’archiviazione. Il procuratore Lo Voi: “Un nuovo filone e nuove prospettive”

Al centro della nuova fase dell’inchiesta i documenti che Parigi potrebbe trasferire ai magistrati italiani, compresi i dati radar sulla notte della strage in cui morirono 81 persone
Strage di Ustica, la Procura di Roma chiede di revocare l’archiviazione. Il procuratore Lo Voi: “Un nuovo filone e nuove prospettive”
Icona dei commenti Commenti

La Procura di Roma chiede al giudice per le indagini preliminari di di revocare la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla strage di Ustica. A indicare la nuova prospettiva investigativa è il procuratore Francesco Lo Voi, secondo il quale l’apertura delle autorità francesi alla collaborazione “apre un nuovo filone e nuove prospettive” sull’indagine relativa alla caduta del Dc9 Itavia, precipitato nel Tirreno il 27 giugno 1980 provocando la morte di 81 persone. La disponibilità comunicata da Parigi riguarda la possibilità di trasferire ai magistrati italiani la documentazione francese sul caso. Si tratta, tra gli altri elementi, di materiale che potrebbe riguardare i tracciati radar e le attività svolte nel Mediterraneo quella notte.

La Procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione del procedimento il 25 marzo scorso proprio in assenza della collaborazione da parte di Francia e Stati Uniti, ma la nuova disponibilità francese ha portato gli inquirenti a chiedere al gip di rivalutare la prosecuzione delle indagini. È su questo nuovo scenario che si concentra ora l’attenzione della magistratura. Tra gli elementi che potrebbero essere approfonditi ci sono i dati radar e le tracce individuate sui fondali del Tirreno.

A sottolineare con l’Ansa l’importanza della possibile acquisizione della documentazione francese è Leonardo Lecce, esperto aeronautico che fece parte della commissione nominata dal giudice istruttore Vittorio Bucarelli per la perizia sul caso svolta tra il 1984 e il 1990. “È una buona notizia” la disponibilità francese, dice Lecce, ma “bisogna capire se collaboreranno effettivamente”.

Il recupero del relitto

Lecce partecipò alle operazioni di recupero del relitto del Dc9 a quasi quattromila metri di profondità nel Tirreno. Il recupero fu affidato alla nave francese Nadir, della società statale Ifremer, e al batiscafo Nautile. Tra il 1987 e il 1988 vennero effettuate tre missioni che riportarono in superficie circa il 70 per cento del peso dell’aereo. “Per poter ricostruire quanto accaduto – informa l’esperto – era fondamentale recuperare i resti del velivolo. Contattammo per prima una società privata americana: ci dissero che erano impegnati e furono proprio loro a segnalarci Ifremer”. Lecce seguì le operazioni a bordo della Nadir per conto della commissione. Secondo il suo racconto, nel corso delle attività furono osservati nelle riprese video alcuni solchi sul fondale.

“Durante questi due anni – osserva – abbiamo avuto la sensazione, poi confermata dalla stessa Ifremer, che loro fossero tornati sul posto in maniera autonoma, senza avvertirci. Ci dissero che l’avevano fatto per la messa a punto delle attrezzature per il recupero. Ma noi, guardando tutte le riprese video che venivano fatte, ci accorgemmo che sul fondale c’erano solchi di un mezzo che era stato movimentato e ciò ci fece pensare”. L’esperto segnala inoltre un intervallo nelle attività di recupero riportato in un documento redatto dal capitano Jean Roux al termine delle operazioni: dal 2 marzo al 16 aprile 1988.

I radar e la presenza francese

Un altro elemento indicato da Lecce riguarda i tracciati radar acquisiti durante la perizia. “Noi – rileva – facemmo indagini a tappeto sui radar, militari e civili, per cercare di capire cosa era successo quella notte”. Verso la conclusione dell’incarico, racconta, il giudice Bucarelli mostrò alla commissione un tracciato prodotto da un sito dell’Aeronautica a Poggio Ballone, in Toscana. “Verso la fine del nostro incarico il giudice Bucarelli ci chiamò una notte per mostrarci il tracciato prodotto da un sito dell’Aeronautica a Poggio Ballone, in Toscana: la traccia aveva un percorso molto particolare, circolare e non rettilineo, in prossimità della Corsica. Una traccia inconfondibilmente identificabile come quella lasciata da un aereo radar in contemporanea con l’evento di Ustica”.

Secondo Lecce, “le operazioni militari necessitano di una sorveglianza in loco, per questo c’era evidentemente un aereo radar”. L’esperto ricorda inoltre che, secondo notizie di stampa, in quelle ore si trovava in Corsica la portaerei francese Clemenceau. “Ciò dimostra che i francesi hanno dati radar che, per quanto ne so, non sono stati mai consegnati ai magistrati”, sostiene Lecce. La disponibilità della Francia adesso potrebbe consentire alla magistratura italiana di verificare l’esistenza e il contenuto di quella documentazione e di stabilire se contenga elementi utili alla ricostruzione dell’accaduto.

Le ipotesi sull’abbattimento del Dc9

Nel corso degli anni sono state formulate diverse ipotesi sulla causa della caduta del Dc9. Lecce, sulla base degli accertamenti condotti dalla commissione di cui faceva parte, sostiene quella dell’abbattimento con un missile. “Secondo la nostra perizia – ricorda – l’aereo non si è disintegrato in volo, come sostenuto dagli assertori della bomba a bordo, ma è arrivato integro all’impatto con l’acqua. Abbiamo evidenze lampanti: i pezzi sono stati trovati in un’area di un paio di chilometri mentre nel caso di aerei affondati per l’esplosione di ordigni a bordo i resti si sparpagliarono entro un’area decisamente maggiore, fino a 40 km”. Una sentenza del Tribunale civile di Palermo del 2011 dispose il risarcimento ai familiari delle vittime a carico dei ministeri della Difesa e dei Trasporti, indicando nella ricostruzione dell’evento l’ipotesi del missile o della quasi collisione.

Sul piano penale, invece, negli anni sono state aperte due inchieste contro ignoti. La prima, avviata nel 2008, seguì anche alle dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, secondo il quale “un aereo militare francese si mise sotto il Dc9 e lanciò un missile per sbaglio”. L’ipotesi è stata successivamente rilanciata dall’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato. La seconda inchiesta è stata avviata dopo un esposto dell’Associazione per la verità su Ustica che chiedeva di verificare la pista della bomba esplosa a bordo. Gli inquirenti hanno svolto accertamenti e chiesto rogatorie a diversi Paesi, tra cui Francia e Stati Uniti, oltre ad ascoltare numerosi testimoni.

Entrambi i procedimenti erano arrivati alla richiesta di archiviazione. Ora la Procura di Roma chiede al gip di revocarla, alla luce dei nuovi elementi e della possibilità di ottenere ulteriore documentazione dalle autorità francesi.

Gli altri elementi dell’inchiesta

Tra i documenti raccolti nel corso degli anni c’è anche la registrazione della scatola nera del Dc9, ripulita successivamente, dalla quale emerge che uno dei piloti, pochi istanti prima che Ciampino perdesse il contatto con il volo Itavia, pronunciò la frase: “Guarda cos’è”. Nelle diverse ricostruzioni è stata inoltre esaminata la presenza, quella notte, di aerei militari stranieri nei cieli del Mediterraneo. Una delle ipotesi ha riguardato l’inseguimento di un Mig libico da parte di due caccia stranieri, con il velivolo libico che avrebbe cercato lo scudo del Dc9.

La carcassa di un caccia libico fu ritrovata in Calabria il 18 luglio 1980. Non è stato invece accertato se i caccia coinvolti nella dinamica ipotizzata fossero francesi, statunitensi o britannici.

Un’altra ricostruzione giornalistica dell’Espresso ha richiamato il ritrovamento sui fondali del Tirreno di un serbatoio riconducibile a un aereo militare americano, oltre a un casco di un pilota statunitense e a un salvagente della portaerei americana Saratoga, che si trovava nel Mediterraneo.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione