L’Etna concede una tregua, l’aeroporto di Catania può riaprire prima: si punta alle 14
L’Etna concede una tregua e a Catania si comincia a intravedere la possibilità di riaprire prima del previsto dopo giorni di caos. L’aeroporto di Fontanarossa, rimasto paralizzato dall’emergenza cenere, potrebbe tornare operativo già alle 14 di oggi, anziché alle 15 come annunciato ieri dalla Sac, la società che gestisce lo scalo. È un’ora soltanto, ma in una giornata che arriva dopo un Ferragosto da incubo per migliaia di viaggiatori può fare la differenza. La possibile anticipazione è legata alla diminuzione dell’attività vulcanica e, soprattutto, alla quantità di cenere prodotta dall’Etna. Se le condizioni resteranno favorevoli, dal pomeriggio il traffico aereo potrebbe riprendere progressivamente verso la normalità.
A dare un ulteriore segnale positivo è stato il passaggio dello stato di allerta dell’attività vulcanica da rosso ad arancione. Contestualmente è stata disposta la riapertura immediata del settore C1 dell’aeroporto. È la prima vera schiarita dopo una giornata che aveva trasformato gli aeroporti siciliani in un gigantesco sistema di deviazioni, cancellazioni e riprotezioni. Ieri Fontanarossa era rimasto chiuso mentre la cenere dell’Etna, sospinta dai venti, rendeva impossibile garantire la piena operatività dello scalo.
La dimensione dell’emergenza era stata fotografata dai numeri: circa 1.900 voli erano programmati in arrivo o partenza da Catania, il 36% dei quali era stato cancellato, mentre circa 630 voli erano stati dirottati verso altri aeroporti. Comiso aveva assorbito una parte consistente dell’emergenza, arrivando a riproteggere 140 voli prima della nuova riapertura. Anche Palermo era entrato in campo per sostenere la pressione, gestendo una ventina di voli riprogrammati. Dietro quei numeri, però, c’erano migliaia di persone alle prese con un Ferragosto completamente diverso da quello immaginato. Turisti costretti a cambiare aeroporto, trasferimenti improvvisati, valigie trascinate da uno scalo all’altro e viaggi che, per alcuni, si sono trasformati in lunghe traversate via terra.
La distanza tra Catania e Palermo, circa 190 chilometri, in queste ore è diventata una misura concreta del caos. E proprio lungo quella tratta sono arrivate anche segnalazioni di richieste esorbitanti da parte di alcuni autisti abusivi: fino a 700 euro per un trasferimento, un episodio denunciato come una forma di sciacallaggio ai danni di viaggiatori già in difficoltà.
Non è mancato, però, chi ha cercato di tamponare l’emergenza. Il trasporto pubblico su gomma privato si è mobilitato per garantire collegamenti sostitutivi tra gli scali dell’Isola, mentre l’Enac ha ricordato che la responsabilità di informare e riproteggere i passeggeri resta in capo alle compagnie aeree, con il supporto delle società di gestione aeroportuale.
Ma il problema non finisce sulla pista di Fontanarossa. L’emergenza ha avuto ripercussioni anche sull’economia turistica siciliana. Prenotazioni saltate, arrivi spostati, turisti costretti a percorrere centinaia di chilometri e costi aggiuntivi per Ncc e trasferimenti hanno pesato su alberghi, strutture extralberghiere, ristoranti e attività dell’indotto.