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“La scuola è aperta a tutti”: lo striscione affisso a Pinerolo e rimosso dai Carabinieri è tornato dov’era

Alla base della rimozione ci sarebbe stato un equivoco dei militari che lo avrebbero scambiato per un'iniziativa di attivisti anarchici. Flc Cgil e Camera del Lavoro di Torino hanno condannato il gesto e invitato le scuole ad appendere striscioni in difesa della Costituzione e del diritto allo studio.
“La scuola è aperta a tutti”: lo striscione affisso a Pinerolo e rimosso dai Carabinieri è tornato dov’era
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Lo striscione “la scuola è aperta a tutti”, appeso davanti alla scuola media Silvio Pellico di Pinerolo, è stato rimosso dai Carabinieri e, dopo qualche ora, riposizionato. La Flc Cgil (Federazione dei lavoratori della conoscenza) di Torino aveva subito diffuso un comunicato: “Giù le mani dalla Costituzione”, richiamando all’articolo 34 che recita la frase contenuta nello striscione. La rimozione da parte delle forze dell’ordine ha scatenato la reazione del sindacato che lo ha definito “un atto grave contro la libertà di espressione nella scuola pubblica”.

Lunedì mattina la Rappresentanza sindacale unitaria dell’Istituto comprensivo Pinerolo 3-4 aveva affisso tre striscioni agli ingressi delle scuole dell’istituto comprensivo: Pellico, Parri e Costa. L’iniziativa di protesta contro il recente decreto del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – che impone un limite al numero di alunni di origine straniera nelle classi – è stata fatta in difesa della scuola pubblica “aperta, inclusiva e antirazzista”. I carabinieri che avevano rimosso lo striscione, lo avrebbero scambiato per un’iniziativa riconducibile a una frangia di attivisti anarchici. Lo striscione è stato riconsegnato alla Rsu dell’Istituto ed è stato appeso nella stessa posizione in cui si trovava prima. I militari si sarebbero scusati per l’accaduto.

L’equivoco è stato risolto dopo che una rappresentanza sindacale si era recata in caserma per recuperarlo e chiedere spiegazioni. Poco prima della riconsegna, però, la Cgil ha condannato il gesto e ha ribadito la necessità di affrontare la questione non attraverso il “contingentamento numerico”, ma con “più tempo scuola, classi meno numerose, organici stabili, insegnamento dell’Italiano L2 e mediazione culturale”.

La contestazione della Rsu, che sta alla base dell’affissione degli striscioni sotto i tre istituti, riguarda l’applicazione del decreto legge dopo che la scuola è già iniziata: “Cosa dovremmo fare? Disfare le classi?”, si domandano in attesa di avere risposte chiare da parte delle istituzioni. La vicenda, che in poco tempo si è conclusa evitando la censura di una citazione costituzionale, ha messo in moto però la volontà di affrontare la questione. Nel comunicato stampa di Flc Cgil e Camera del Lavoro, c’è l’invito alle comunità scolastiche a esporre nuovi cartelli e striscioni: “La scuola pubblica non esclude, non separa, non divide: la scuola pubblica attua la Costituzione ogni giorno”.

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