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“C’è grande aggressività tra i più giovani. Superare i ruoli di genere? Non è solo giusto, ma c’è un guadagno anche per gli uomini”

Giacomo Zani, presidente di Mica Macho, racconta lo spirito del festival Hey Man che fino al 9 novembre girerà sei città italiane per parlare di femminismo e liberazione dal punto di vista maschile
“C’è grande aggressività tra i più giovani. Superare i ruoli di genere? Non è solo giusto, ma c’è un guadagno anche per gli uomini”
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Come si parla oggi agli uomini di violenza, stereotipi e identità, mentre i casi di violenza di genere continuano a riempire la cronaca e cresce il dibattito sui modelli di mascolinità tra i più giovani? È da questa domanda che riparte HEY MAN!, il festival di Mica Macho e Osservatorio Maschile che, dopo l’edizione dell’anno scorso a Milano, porterà il confronto sul maschile in sei città italiane. Il tour è partito il 27 settembre da Torino, per poi proseguire il 4 ottobre a Roma, il 17 ottobre a Palermo, il 25 ottobre a Bologna, il 14 novembre a Lecce e chiudersi il 29 novembre a Firenze. L’ingresso è gratuito, con presentazione della tessera Arci esclusivamente per le date di Palermo e Firenze. L’anno scorso, a Milano, il Festival aveva riunito per tre giorni esperti, attivisti, artisti e pubblico. Da quell’esperienza è arrivata la decisione di portare il progetto fuori dalla città. “Per noi è sempre stato centrale il tema dell’accessibilità”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Giacomo Zani, presidente di Mica Macho. “Ci siamo detti: queste cose succedono sempre tutte a Milano, perché invece non portiamo questo esperimento in giro per l’Italia?”. Il tour è stato costruito insieme ad associazioni, gruppi e ospiti locali.

“Ogni territorio ha il suo filtro di lettura del tema che noi portiamo, il macrotema del maschile”, spiega Zani. A Roma si parlerà di uomini e politica, a Bologna di paternità, a Palermo del rapporto tra educazione, povertà, violenza e strada. A Torino il punto di partenza è stata la comicità e il “non si può più dire niente?“, mentre a Firenze si guarderà a streaming, gaming e comunità online. Ma l’obiettivo è anche arrivare a uomini che finora sono rimasti fuori da questi percorsi. “Cinque anni fa avrei detto che gli uomini che si avvicinavano a questo tipo di percorsi erano uomini con un livello di istruzione molto alto e vicini ideologicamente al femminismo. Nell’ultimo anno si sono avvicinati anche tanti uomini che con il femminismo non c’entrano niente, anzi qualcuno lo sente quasi ostile”. Sono oltre 600 le persone che nell’ultimo anno si sono avvicinate ai percorsi di autocoscienza dell’associazione. “Abbiamo cominciato ad avere ragazzi che venivano dalla manosfera e che avevano mollato perché non stavano più bene, perché stavano cercando altro”.

È anche per questo che nel programma entrano persone “apparentemente lontane” da questo mondo. A Torino è stato ospite Marco Crepaldi, psicologo e fondatore di Hikikomori Italia; a Lecce ci sarà il creator e personal trainer Markour. “Siamo pieni di persone che ragionano sul piano intellettuale e ideologico su questi temi. Ci servono le persone che parlano della carne viva, che portano la loro esperienza di vita sul piatto”. L’apertura, però, non significa uscire dal perimetro del progetto: “Tutte le cose che facciamo, anche quando cerchiamo di far intervenire e avvicinare persone diverse, restano sempre dentro il nostro perimetro, che è quello di un maschile diverso e decostruito”. Poi ci sono le scuole. “Vediamo la radicalizzazione dei giovanissimi e in particolare dei giovanissimi maschi. È impressionante”, racconta Zani. Alcune realtà che lavorano da anni nella prevenzione della violenza nelle scuole, dice, stanno cercando nuovi strumenti per riuscire a coinvolgere i ragazzi. “Sentono che c’è una reticenza, un’aggressività e un senso di vittimismo nei ragazzi delle medie e delle superiori che non permette più di comunicare”. Per Zani è qui che si gioca una partita decisiva.

“Negli ultimi vent’anni di lavoro qualcosa non ha funzionato”. Il problema, per Zani, non è il lavoro fatto sulla violenza di genere, ma il modo in cui gli uomini sono stati coinvolti: “Il gap sta ancora nella capacità di coinvolgerli in maniera attiva e non con un imperativo categorico o morale”. Secondo Zani: “Io non devo convincere gli uomini a cambiare perché si fa così, perché è più giusto che siano così. Deve esserci una volontà di liberazione, una volontà di miglioramento della propria condizione di vita”. E il punto, dice, è “mostrare agli uomini quanto in realtà ci sia da guadagnare nel superare i ruoli di genere”. Una scommessa che arriva a un “bivio”. Da una parte, racconta Zani, la crescita dei gruppi di autocoscienza, le richieste di strumenti per i giovani padri e l’attenzione al congedo di paternità. Dall’altra, tra i più giovani, “una possibile risposta reazionaria”. “Siamo a un bivio”. C’è poi quella che Zani definisce la “gerarchia del dolore”: il rischio che le diverse sofferenze finiscano messe in competizione tra loro. “Non possiamo continuare a mettere le sofferenze in competizione tra loro. Io posso fare entrambe le cose”, dice, parlando della possibilità di occuparsi della violenza contro le donne e, allo stesso tempo, delle difficoltà legate ai modelli di mascolinità. È la stessa apertura che rivendica nel rapporto con chi arriva da posizioni diverse. “Se non ci mettiamo a dialogare anche con chi è diverso da noi, non andiamo da nessuna parte”. Anche senza condividere tutto: “Questa cosa è diversa da me, non la condivido al 100%, però mi ha aggiunto un pezzettino, mi ha arricchito su una cosa che non conoscevo”.

Accanto ai talk e ai workshop ci saranno stand-up comedy, con Sandro Cappai e Salvo Di Paola che si alterneranno nelle sei date, e il Book Drag King Show. Perché il confronto sul maschile, nelle intenzioni di Zani, non deve essere soltanto una discussione: “Scoprire il maschile che è in te, o nelle persone che hai di fianco, e riuscire a viverlo in maniera più libera vuol dire guadagnare un pezzo di vita che in questo momento ti manca”.

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