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Duane “Keffe D” Davis accusato dell’omicidio di Tupac Shakur dopo 30 anni. Il processo a Las Vegas: tesi, ombre e rivelazioni sulla morte del rapper

Il 63enne avrebbe orchestrato la sparatoria che ha portato alla morte di 2Pac e al ferimento del produttore Marion "Suge" Knight

di Redazione FqMagazine
La notte dell'omicidio e l'incrocio di sguardi tra Davis e Knight - 2/3

La notte dell'omicidio e l'incrocio di sguardi tra Davis e Knight - 2/3

Al momento della scomparsa, Shakur era all’apice del successo planetario. Con oltre cinque milioni di copie vendute soltanto per l’album “All Eyez on Me“, sei candidature ai Grammy, una carriera parallela nel cinema e il successivo inserimento nella Rock & Roll Hall of Fame oltre alla stella sulla Walk of Fame, l’artista nato a New York con il nome di Lesane Parish Crooks ha segnato un’epoca.

Figlio di attivisti del Black Panther Party, Tupac lasciò un vuoto profondo anche nella propria famiglia, con i fratelli Sekyiwa e Maurice che per anni hanno denunciato i troppi ritardi nelle indagini. Sulla stessa auto viaggiava Knight, figura al tempo potentissima e temuta nell’industria discografica, la cui parabola si è poi chiusa tragicamente: oggi 61enne, l’ex discografico sta infatti scontando 28 anni di reclusione per aver travolto e ucciso un uomo a Compton nel 2015.

Tra Knight e Davis ci fu anche una datata conoscenza giovanile sui campi di football della California. Nel suo libro, il 63enne ricorda persino l’ultimo incrocio di sguardi tra i due un istante prima degli spari e descrive se stesso e Knight come gli unici testimoni oculari ancora in vita di ciò che è davvero accaduto.

A bordo della Cadillac bianca su cui viaggiava Davis, gli atti d’indagine descrivono un gruppo formato da altre tre persone, tre delle quali decedute negli anni successivi. Per lungo tempo il principale indiziato come esecutore materiale è stato Orlando “Baby Lane” Anderson, nipote di Davis, morto nel 1998 durante uno scontro a fuoco in un autolavaggio.

Poco prima del raid alla Strip, Anderson era stato aggredito in una rissa a cui avevano partecipato anche 2Pac e i suoi collaboratori. Episodio che secondo autorità, saggisti e lo stesso Davis fece scattare la vendetta immediata. Il 63enne ha ammesso di essersi procurato la pistola usata per il delitto e di averla lanciata sui sedili posteriori della Cadillac, ma senza specificare chi abbia premuto il grilletto. Né l’auto né l’arma sono mai state ritrovate.

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