"Non volevo tornare da sconfitta" - 2/3
“Non volevo tornare da sconfitta”
L’impatto con la Svizzera è potentissimo. La lingua è un muro, la stazione centrale di Zurigo, con i suoi 42 binari, le sembra un labirinto. Per due settimane pensa seriamente di tornare indietro. “Piangevo tutti i giorni. Venivo da un piccolo paese e mi sembrava di essermi persa dentro un altro mondo. Ma non volevo tornare da sconfitta. Così ho iniziato a capire come funzionava questa città”. Pochi giorni dopo trova lavoro in una piadineria-pizzeria. È lo stesso impiego che svolge ancora oggi. Non parla tedesco, se non le parole indispensabili per servire i clienti, ma la sua esperienza basta a farsi apprezzare. “Una cliente svizzera mi disse che non era importante se non parlavo ancora bene la lingua perché era il modo con cui svolgevo il mio lavoro a parlare per me. Quello fu uno dei complimenti più belli che avessi mai ricevuto”.
La sorpresa più grande, però, arriva quando la vita decide di metterla alla prova. Dopo appena 17 giorni di lavoro viene ricoverata per un fortissimo dolore addominale. Gli esami rivelano una massa tumorale allo stomaco, poi risultata benigna, ma che richiede un intervento urgente. Dopo l’operazione va in choc anafilattico. “Per due ore sono morta, ma avevo 14 medici intorno a me che mi hanno salvato la vita”. È un episodio che cambia il suo modo di guardare il Paese che l’ha appena accolta. “Se fosse successa nel mio paese non avrei avuto scampo. Qui nel giro di 15 giorni mi hanno visitata, operata e seguita in tutto. Ho pagato la mia franchigia, il resto lo ha coperto l’assicurazione. Mi sono sentita protetta”.
Non idealizza la Svizzera. Sa bene che la sanità si paga e che il costo della vita è elevato. Ma ciò che continua a sorprenderla è il funzionamento delle istituzioni. “Qui prendo un tram o un treno all’ora prevista. Gli uffici funzionano. Le regole, una volta capite, valgono per tutti. Sono piccole cose, ma sono quelle che ti fanno vivere con serenità”. Anche il rapporto con gli svizzeri smentisce molti luoghi comuni. “Mi dicevano che erano freddi. Io ho trovato persone rispettose. Non ti regalano confidenza, ma ti rispettano. E dopo una vita in cui spesso ho dovuto lottare perfino per quello, vale tantissimo”. La sua storia pone anche una domanda che va oltre la vicenda personale.