Alcuni fiori di campo, una foto-collage dei suoi amati gatti, una copia del libro “Maigret a Parigi” e una fotografia. Sono questi gli oggetti che hanno accompagnato la fine triste della partita di Francesco Guccini durante il saluto affettuoso nella sua casa di Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano, dove il cantautore ha vissuto ed è morto il 6 agosto all’età di 86 anni. Una cerimonia laica in forma privata, come richiesto dalla famiglia, una quarantina di persone presenti e alcuni ricordi condivisi con commozione. Come il “il panino con la mortadella consumato al Bar Roberto” e la lettura dei quotidiani ricordati dalla figlia Teresa, presente insieme alla madre Angela Signorini, che ha concluso il suo racconto in modo semplice: “Buon viaggio, babbo“.
E poi la benedizione del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, presidente della Cei e amico del cantautore, che ha chiuso la cerimonia ricordando i significati del 6 agosto: la festa della Trasfigurazione e l’anniversario della morte di Papa Paolo VI, già nominato Pontefice quando uscì la canzone “Dio è morto”, inizialmente censurata dalla Rai. “Servono giganti, e quelli che piacciono al Signore non sono i grandi di questo mondo ma quelli con il cuore grande, con tanta umanità, gratuita, che condivide e non calcola, che dona e non possiede”, ha detto Zuppi, ricordando il cantautore come un uomo di “discrezione, garbo, eleganza antica, timidezza”, con “radici di sapienza antica“, cresciuto “tra i saggi ignoranti di montagna, che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia”. Il cardinale ha ripercorso anche le domande che attraversano le canzoni di Guccini, sottolineando il suo rifiuto delle ideologie, dei dogmi e dei pregiudizi: “Anche il Signore non sopportava i dogmi e i pregiudizi che colpivano il prossimo, i nuovi protagonisti, i rampanti, i furbi e i prepotenti, i re, i militanti severi, la gente vuota, i preti che non sanno guardarsi nel cuore, i materialisti col chiodo fisso che Dio è morto e che l’uomo è solo in questo abisso, ma anche i giacobini visionari e i martiri dell’odio e del terrore, quelli che ti paralizzano dicendo che è per amore, i manichei che gridano o con noi o contro di noi. Le ideologie confondono, fanno male. Hai ragione”. E ha continuato: “Credo, però, che tutti abbiamo qualcosa da dire a Francesco: non sappiamo con precisione, (con una certa presunzione ci illudiamo di volere e soprattutto capire tutto) cosa vedi, la pienezza di quella luce che in realtà hai intuito da qui e hai saputo scorgere nella bellezza struggente e infinita della vita. Dicevi di te di essere agnostico possibilista. In ricerca. Una cosa è certa: ci sembra impossibile salutarti e misurare l’assenza, come hanno fatto tantissimi amici tuoi (quanti ne avevi!) che si sono sentiti tutti un po’ più soli”. Poi, citando le parole del cantautore, ha concluso: “Non hai smesso di sognare e di cercare le ali. Dev’esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto e dove troveremo il per sempre”.
E infine un lungo applauso a cui si sono uniti anche alcuni fan che hanno atteso fuori dall’abitazione per salutare il Maestrone. La moglie Raffaella, visibilmente commossa, è rimasta per un momento insieme a Zuppi davanti al feretro prima di partire per il tempio crematorio di Borgo Panigale, a Bologna, dove il cantautore sarà cremato. Le ceneri saranno successivamente riportate a Pavana e tumulate nel cimitero comunale, come da lui richiesto. Niente bandiere a mezz’asta né manifesti funebri a Sambuca Pistoiese, dove si trova Pavana, mentre a Bologna e Modena è stato proclamato il lutto cittadino. Lungo la strada, qualche decina di appassionati ha accompagnato la salma: “Lui ci ha dato tantissimo, la nostra esistenza probabilmente poteva essere diversa senza il suo contributo”, ha detto uno di loro. Tra la commozione generale, qualcuno ha gridato “Grazie Francesco”. Per consentire a chiunque altro volesse ringraziarlo di poterlo fare, a settembre sarà organizzata a Bologna una funzione commemorativa pubblica dove rendergli omaggio un’ultima volta.