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Tutti i guai di Silvia Salis: dalla secessione genovese ai tagli selvaggi alla viabilità

Un comitato annuncia un referendum popolare per portare il Comune di Vesima da Genova ad Arenzano. La gente inizia a prendere le misure da questi finti sindaci salvatori della patria
Tutti i guai di Silvia Salis: dalla secessione genovese ai tagli selvaggi alla viabilità
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Il celebre aforista viennese Karl Kraus scriveva nel 1906 “il dogma austriaco che il pubblico è una istituzione creata per dare fastidio alla burocrazia, genera le figure più grottesche che si possano immaginare”. A distanza di cento e venti anni questa insofferenza non propriamente civica nei confronti della cittadinanza riemerge in colei che alcuni manovratori della scena politica italiana prospettano come futuro presidente del Consiglio: la sindaca di Genova Silvia Salis, che a differenza dei travet bersaglio dell’one man show Kraus, distillatore di perle perfide sulla rivista autogestita Die Fackel, può disporre di una robusta squadra di comunicatori e reggicoda al servizio della costruzione d’immagine. Ciò nonostante l’intrinseca insofferenza caratteriale nei confronti di chi non si limiti all’applauso e alle lodi sperticate comincia a emergere sistematicamente, producendo ricorrenti incidenti di percorso nel dialogo con i suoi stessi sostenitori; dando la crescente sensazione che la luna di miele tra la città e la sindaca del look in carriera stia rapidamente giungendo al capolinea.

Il risanamento a suon di tagli selvaggi dei conti dell’azienda trasporti urbani a spese di utenti anziani (coerente con la massima di Giovanni Toti in pieno Covid: “le persone in pensione non sono funzionali al processo produttivo”) ha trasformato i mezzi pubblici in carri bestiame e sollevato un crescente brusio ostile verso l’amministrazione di utenti delusi. Quando i comitati di quartiere, propugnatori della soluzione-tram per la viabilità lungo il torrente Bisagno (responsabile di ricorrenti alluvioni) e critici della soluzione Salis, cervellotica e scialacquatrice quanto glam di un’ovovia, si sono sentiti dire che la prima cittadina era stufa di critiche e non li avrebbe più ricevuti.

Ora siamo alla vera e propria minaccia di sedizione da parte di pezzi di territorio: un comitato di abitanti del villaggio balneare di Vesima, sede ponente nel genovese della factory di Renzo Piano, il 27 luglio ha indirizzato una lettera aperta alla Sindaca in cui denuncia il suo rifiuto di riceverli per questioni di assoluta urgenza – dalla scuola comunale chiusa da cinque anni per il crollo del tetto con tracce di amianto alle frane collinari, fino al mancato completamento della rete fognaria – e della successiva delega a starli a sentire all’assessore Ferrante, che dopo pochi minuti abbandonava la seduta rinfacciando ai cittadini la loro “vis polemica”. Così questo comitato ora annuncia un referendum popolare per la secessione amministrativa di Vesima da Genova e il passaggio al limitrofo Comune di Arenzano. Esempio che potrebbe prossimamente essere seguito dal quartiere di Nervi per annettersi a Bogliasco.

Del resto perché stupirsi, visto che la Salis è una paracadutata sulla poltrona da sindaco dall’incubatore di spregiudicato cinismo in carriera rappresentato dal generone romano, appreso sotto la guida di quel concentrato di gattopardismo, pressapochismo e carrierismo che risponde al nome di Giovanni Malagò (in arte Melagodo), di cui non bastava la meraviglia di fissare a Milano, in coppia con la limitrofa (?) Cortina, una sede dell’Olimpiade della Neve nel mirino della magistratura, e che ora – neo presidente della FIGC – ha ribadito tutto il peggio di sé nell’operazione demenziale/fallimentare per la rifondazione del calcio nazionale affidata a un veterano pensionato senza troppi onori (Claudio Ranieri) e un rieccolo dai petroldollari che ha vinto un Europeo grazie al supporto di un personaggio carismatico come GianLuca Vialli (Roberto Mancini, dato non pervenuto nella ristretta schiera dei trainer innovatori nostrani, da Gasperini a Fabregas).

Ma ora le cronache hanno fatto emergere il sodalizio che mette insieme tutti i personaggi del network Malagò: l’esclusivo circolo romano Canottieri Aniene, formidabile ricettacolo per rapporti di scambio e favori tra gentiluomini, tra cui un socio storico era il giudice Renato Squillante, ben noto per la liaison con l’avvocato berlusconiano Cesare Previti per indirizzare il lodo Mondadori. Insomma, una delle cosiddette “terrazze romane” dove si tramano manovre e manovrette, qui tra dolcevitari. Insomma qualcosa tra il Lyons (non il Rotary, che come associazione di bennati è più selettiva) e Massoneria light (una P2 per la regia dei Vanzina).

Aver portato alla luce l’impresentabilità di questo consorzio potrebbe significarne la messa fuori gioco? Chissà. I Gattopardi hanno sette vite come tutti i felini.

Intanto tornando a Genova, la pubblica opinione inizia a prendere le misure agli ultimi sindaci che si erano presentati come salvatori della patria: Marco Bucci il distruttore e Silva Salis l’ologramma (un prodotto artificiale di immagini tridimensionali che vagolano per l’Italia secondo il ghiribizzo dei proiezionisti).

Mentre la città attende ancora chi ne può invertire la corsa al declino.

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