Una copia master smarrita e un film rimasto senza una possibile distribuzione commerciale. È questo il centro della maxi-causa intentata contro Netflix da una casa di produzione britannica e dal regista di Fortitude, pellicola di spionaggio inedita con protagonista Nicolas Cage. I ricorrenti chiedono alla piattaforma streaming un risarcimento di 105 milioni di dollari, sostenendo che la perdita di un’unità di memoria contenente il film abbia compromesso il valore economico dell’opera. Secondo quanto riportato nell’atto depositato presso il tribunale distrettuale della California, il produttore associato Daniel Haido avrebbe consegnato personalmente a Netflix una copia master non protetta del film per consentire alla società di valutarne un possibile acquisto. La consegna sarebbe avvenuta con l’indicazione, fornita verbalmente, di eliminare i file una volta terminata la visione.
La situazione sarebbe però cambiata pochi giorni dopo. Stando alla ricostruzione dei querelanti, Netflix avrebbe comunicato alla produzione che l’unità di memoria era stata rubata dagli uffici dell’azienda. In una mail del 25 giugno, riportata negli atti giudiziari, un dirigente della piattaforma avrebbe scritto: “La scorsa settimana qualcuno ha rubato un bel po’ di unità di memoria dalle scrivanie del nostro ufficio”.
Un progetto durato sette anni e costato 45 milioni di dollari
La causa riguarda Fortitude, un film che secondo i produttori ha richiesto più di sette anni di lavorazione e un investimento complessivo di circa 45 milioni di dollari. La pellicola racconta una vicenda legata alla Seconda Guerra Mondiale: l’Operazione Fortitude, il piano di depistaggio organizzato dagli Alleati per convincere la Germania nazista che lo sbarco in Europa sarebbe avvenuto in un punto diverso rispetto a quello reale. Nel cast figurano Nicolas Cage, che interpreta la spia realmente esistita Dusko Popov, insieme a Sir Ben Kingsley e Ron Perlman. Per i produttori, la possibile circolazione non autorizzata del film rappresenterebbe un danno enorme perché l’esclusività di un’opera ancora inedita è uno degli elementi principali che ne determinano il valore sul mercato. La società sostiene che eventuali acquirenti potrebbero essere scoraggiati dall’investire nell’opera, temendo che una copia possa essere diffusa online gratuitamente.
Nell’atto legale si legge: “Il valore del film dipendeva in misura significativa dalla sua esclusività in quanto opera inedita e lanciata per prima sul mercato”. I ricorrenti aggiungono inoltre: “Perdendo il controllo del film, Netflix ha distrutto tale esclusività e ha compromesso in modo sostanziale, se non totale, la commerciabilità dell’opera”.
Secondo la causa, sarebbe difficile immaginare un investitore disposto a spendere milioni per acquisire e promuovere un film con il rischio che possa comparire in rete senza autorizzazione. “È inconcepibile che un acquirente esperto investa decine di milioni di dollari per acquisire il film, e altrettanti per promuoverlo, correndo al contempo il rischio costante che l’opera possa apparire online e venire fruita gratuitamente da un vasto pubblico in qualsiasi momento”, affermano i ricorrenti.