La Danimarca estende la leva obbligatoria a 11 mesi: Copenaghen vuole difendersi dalla Russia e dalle mire Usa sulla Groenlandia
Da un lato la Russia. Dall’altro gli Stati Uniti che pretendono la Groenlandia. La Danimarca del governo socialista di Mette Frederiksen cambia prospettiva e, come annunciato mesi addietro, inserisce la leva obbligatoria. La settimana cruciale per ragazzi e ragazze è questa: ufficialmente da lunedì 3 agosto le caserme hanno aperto le porte carraie, al momento solo ai volontari. Si tratta di 1.600 persone per 14 destinazioni tra esercito, aeronautica e marina, i tre rami delle Forze Armate danesi (Fosvaret).
La riforma ha portato da 4 a 11 mesi il servizio, così diviso: i primi cinque sono dedicati all’istruzione militare di base – uso delle armi, preparazione fisica, primo soccorso – il resto alle specializzazioni. Per alcuni reparti, come le Guardie Reali o le unità cyber, il servizio prevede un mese in più. Dunque, un anno in divisa.
Per il Paese che negli anni ’70 aveva visto a Copenaghen la nascita di Christiania, la “città libera” formata da una comunità hippy all’interno di una base militare in disuso, è un cambiamento non da poco. Ma le condizioni geo-politiche sono mutate: il conflitto in Ucraina iniziato con l’invasione russa del febbraio 2022 fa stare sulle spine la Danimarca in qualità di Paese membro della Nato. Non è un caso che una parte del Nord Europa, come Svezia, Finlandia e Norvegia, abbia introdotto così come Estonia, Lettonia e Lituania un servizio militare basato sulla coscrizione obbligatoria.
C’è poi la questione Groenlandia, territorio bramato dall’amministrazione Trump, che ha accusato Copenaghen di non essere in grado di difendere una zona così ricca di risorse. Nel gennaio 2026, il presidente americano aveva detto che per tutelare la Groenlandia dalle mire della Russia la Danimarca aveva mandato solo “due slitte trainate da cani”. Per i Socialisti danesi sono stati commenti fuori posto: in ogni caso, proprio in virtù del nuovo corso di attività militari, una compagnia del Reggimento dello Schleswig (Slesvigske Fodregiment), che si è unita a un corso di addestramento anticipato di undici mesi a febbraio, trascorrerà un mese in Groenlandia proprio ad agosto, nell’ambito dell’esercitazione Arctic Endurance.
Sul piano degli arruolamenti, il governo Frederiksen cerca di non forzare la mano: al momento, le forze armate accolgono volontari. La riforma però prevede che la coscrizione possa diventare obbligatoria per tutti i maggiorenni con una formula di sorteggio. Un capitolo a parte riguarda le donne che la nuova normativa mette sullo stesso piano degli uomini: si calcola che il 20% dei volontari sarà di sesso femminile. Dunque, numeri alla mano, Copenaghen calcola che il numero annuale di coscritti salirà fino a 6.500/7.000 entro il 2033, mentre la partecipazione alla “Giornata delle difesa” – un primo approccio tra giovani e Forze Armate danesi – passerà da 35.000 a 70.000 ogni anno. La premier, proprio il mese scorso in occasione del vertice Nato ad Ankara, ha dichiarato che la sua nazione è pronta a difendere “ogni centimetro” di territorio che fa parte dell’Alleanza Atlantica, “compreso il nostro” in riferimento alla Groenlandia. Un messaggio alla Casa Bianca che non è apparso casuale.