Il mondo FQ

"Gli infermieri come me continueranno ad andarsene dall'Italia" - 3/3

Lidia Brusati a 33 anni è senior nurse nella terapia intensiva neonatale sull'isola. Se n'è andata dall'Italia perché le prospettive erano pessime. La prima tappa in Inghilterra: sentiva che lì avrebbe fatto carriera, ma la sua vita non era in equilibrio. Ora invece ha trovato un sistema che le consente una buona qualità di vita. Di fronte al mare
"Gli infermieri come me continueranno ad andarsene dall'Italia" - 3/3
Icona dei commenti Commenti

“Gli infermieri come me continueranno ad andarsene dall’Italia”

Fuori dall’ospedale c’è poi la vita che aveva immaginato quando lasciò l’Inghilterra. “Abito letteralmente davanti al mare. Contando i passi, sono diciannove”. È diventata subacquea avanzata, pratica surf e trascorre gran parte del tempo libero in acqua. “Sono contenta di aver scelto la qualità della vita. Forse in Inghilterra avrei fatto una carriera ancora più veloce, ma qui ho trovato un equilibrio che non avrei avuto altrove”. Quando guarda all’Italia, il giudizio è severo: “Non puoi affidare a una persona la vita degli altri e pagarla 2000 euro al mese. Se gli stipendi non crescono e non migliora il rapporto tra lavoro e vita privata, le persone continueranno ad andarsene“.

Ma quindi cosa dovrebbe cambiare il sistema sanitario italiano per evitare di perdere professioniste come Lidia? “Oltre ai salari, direi l’aspetto formativo. Se io studio per specializzarmi in un campo poi non dovrei essere mandata da un’altra parte”. Un altro problema sono i concorsi pubblici: “Io mi devo iscrivere a uno di questi per andare in un ospedale e poi vengo mandata in un altro perché ha più carenza personale. Spesso poi non nel reparto per cui mi sono specializzata”. Per lei in Italia si è trattati come un numero, mentre nelle realtà che ha conosciuto è diverso. “Il talento non viene valorizzato quasi mai in Italia, ci sono poche possibilità. È molto triste: valorizzando quello che si ha, o quello che potresti avere sia con una remunerazione adeguata che dando la possibilità alle persone di continuare a studiare in certe circostanze, avresti un personale molto più specializzato e sicuramente più contento di lavorare”. Insomma, dopo dieci anni a Malta, Lidia è soddisfatta della scelta presa. Quella di cercare un posto dove sentirsi valorizzata come professionista senza rinunciare a ciò che la rende felice. E dove il mare, ogni mattina, è ancora lì davanti a ricordarle perché è rimasta.

Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione