"Gli infermieri come me continueranno ad andarsene dall'Italia" - 3/3
“Gli infermieri come me continueranno ad andarsene dall’Italia”
Fuori dall’ospedale c’è poi la vita che aveva immaginato quando lasciò l’Inghilterra. “Abito letteralmente davanti al mare. Contando i passi, sono diciannove”. È diventata subacquea avanzata, pratica surf e trascorre gran parte del tempo libero in acqua. “Sono contenta di aver scelto la qualità della vita. Forse in Inghilterra avrei fatto una carriera ancora più veloce, ma qui ho trovato un equilibrio che non avrei avuto altrove”. Quando guarda all’Italia, il giudizio è severo: “Non puoi affidare a una persona la vita degli altri e pagarla 2000 euro al mese. Se gli stipendi non crescono e non migliora il rapporto tra lavoro e vita privata, le persone continueranno ad andarsene“.
Ma quindi cosa dovrebbe cambiare il sistema sanitario italiano per evitare di perdere professioniste come Lidia? “Oltre ai salari, direi l’aspetto formativo. Se io studio per specializzarmi in un campo poi non dovrei essere mandata da un’altra parte”. Un altro problema sono i concorsi pubblici: “Io mi devo iscrivere a uno di questi per andare in un ospedale e poi vengo mandata in un altro perché ha più carenza personale. Spesso poi non nel reparto per cui mi sono specializzata”. Per lei in Italia si è trattati come un numero, mentre nelle realtà che ha conosciuto è diverso. “Il talento non viene valorizzato quasi mai in Italia, ci sono poche possibilità. È molto triste: valorizzando quello che si ha, o quello che potresti avere sia con una remunerazione adeguata che dando la possibilità alle persone di continuare a studiare in certe circostanze, avresti un personale molto più specializzato e sicuramente più contento di lavorare”. Insomma, dopo dieci anni a Malta, Lidia è soddisfatta della scelta presa. Quella di cercare un posto dove sentirsi valorizzata come professionista senza rinunciare a ciò che la rende felice. E dove il mare, ogni mattina, è ancora lì davanti a ricordarle perché è rimasta.
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