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Infermiera a Malta. “In Italia ti affidano la vita degli altri e ti pagano 2000 euro al mese. Qui ho fatto carriera e smesso di fare le notti”

Lidia Brusati a 33 anni è senior nurse nella terapia intensiva neonatale sull'isola. Se n'è andata dall'Italia perché le prospettive erano pessime. La prima tappa in Inghilterra: sentiva che lì avrebbe fatto carriera, ma la sua vita non era in equilibrio. Ora invece ha trovato un sistema che le consente una buona qualità di vita. Di fronte al mare
Infermiera a Malta. “In Italia ti affidano la vita degli altri e ti pagano 2000 euro al mese. Qui ho fatto carriera e smesso di fare le notti”
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A 33 anni gestisce la prevenzione delle infezioni nella terapia intensiva neonatale dell’unico ospedale pubblico di Malta, insegna all’università e accompagna bambini malati in trasferte sanitarie internazionali tra l’isola, l’Italia e il Regno Unito. Eppure, quando si è laureata in Infermieristica pediatrica a Novara nel 2014, il suo futuro sembrava tutt’altro che scritto. “Erano gli anni in cui i concorsi erano bloccati. Quando iniziai l’università ci dissero che avremmo trovato lavoro subito. Al terzo anno poi ci dissero che forse avremmo lavorato cinque anni dopo”. Per questo Lidia Brusati decise di fare quello che stavano già facendo molti colleghi: partire.

La prima destinazione fu il sud-ovest dell’Inghilterra, vicino a Bristol. Ma l’inglese era un ostacolo. “Avevo studiato francese a scuola. Nei tre mesi prima della laurea ho iniziato a guardare serie tv in inglese e a studiare da sola”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Al colloquio gli ospedali britannici si accorsero subito delle sue difficoltà linguistiche, ma la carenza di personale era tale da spingerli comunque ad assumerla. Aveva però sei mesi di tempo per migliorare il suo inglese. Ad ogni modo, l’impatto professionale fu positivo: l’ospedale le trovò un alloggio, la aiutò ad aprire il conto corrente e a orientarsi nella nuova vita. “Dopo sei mesi ero già stata promossa di livello. Gli inglesi apprezzavano moltissimo la preparazione degli infermieri italiani”. Sul lavoro non aveva nulla di cui lamentarsi. Fu il resto a non convincerla: “Venivo dalla pianura padana e mi sono ritrovata in un posto dove pioveva quasi tutto l’anno. Professionalmente stavo crescendo, ma sentivo che mi mancava qualcosa”. Quel qualcosa era il mare, sua grande passione, il clima e una qualità della vita che non riusciva a trovare.

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