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"Ho smesso di fare le notti a 30 anni e non le farò mai più" - 2/3

Lidia Brusati a 33 anni è senior nurse nella terapia intensiva neonatale sull'isola. Se n'è andata dall'Italia perché le prospettive erano pessime. La prima tappa in Inghilterra: sentiva che lì avrebbe fatto carriera, ma la sua vita non era in equilibrio. Ora invece ha trovato un sistema che le consente una buona qualità di vita. Di fronte al mare
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“Ho smesso di fare le notti a 30 anni e non le farò mai più”

Dopo due anni arrivò il bivio: restare in Inghilterra e puntare tutto sulla carriera, oppure cercare un posto che le permettesse di conciliare lavoro e passioni. La risposta arrivò durante una vacanza a Malta nel 2016. Andò a trovare un amico ricoverato in ospedale e sfruttò l’occasione per visitare la struttura sanitaria dell’isola e parlare con alcuni colleghi. “Mi dissero che avevano bisogno di infermieri, così ho inviato la candidatura“. Nel giro di poche settimane arrivò l’offerta. Lasciò l’Inghilterra e ripartì. All’epoca Malta era molto diversa da oggi: gli stranieri nell’ospedale pubblico erano pochissimi e l’integrazione non era scontata. “Lo scoglio più grande fu la lingua. L’inglese era la lingua ufficiale a lavoro, ma tra loro i maltesi parlavano maltese, che per buona parte deriva dall’arabo”. Lidia capì subito che per crescere avrebbe dovuto impararla. Si iscrisse a un corso, ma poco dopo fu l’ospedale stesso a organizzare lezioni gratuite per il personale straniero. “Quello mi ha aiutato. Oggi parlo maltese ed è stato fondamentale per la mia carriera”.

Una carriera che negli anni ha continuato ad avanzare. Oggi è senior nurse nella terapia intensiva neonatale, coordina attività di prevenzione delle infezioni ospedaliere e ricopre il ruolo di link nurse, figura di riferimento per la sicurezza clinica nel suo reparto. Parallelamente insegna all’Università di Malta come clinical instructor, formando studenti e infermieri. Ma non è solo il percorso professionale a raccontare la differenza tra Malta e l’Italia.

“Io ho smesso di fare le notti a poco più di trent’anni e non le farò mai più fino alla pensione. Qui esiste una flessibilità che mi ha permesso anche di accumulare ore e trasformarle in lunghi periodi liberi”. Negli ultimi anni è riuscita a viaggiare fino a tre o quattro mesi all’anno senza intaccare le ferie. A questo si aggiungono opportunità difficili da immaginare nel sistema sanitario italiano. Da due anni partecipa ai trasporti internazionali pediatrici, accompagnando bambini tra Malta, Italia e Regno Unito per visite specialistiche e interventi chirurgici. “Prendo l’aereo, seguo il paziente e ricevo una remunerazione aggiuntiva per questa attività”. Anche la formazione continua viene incentivata. “Se vogliamo partecipare a corsi o conferenze all’estero anticipiamo le spese e poi veniamo rimborsati. Nel 2023 sono stata cinque giorni in Inghilterra per una conferenza specialistica e l’ospedale ha coperto tutto”.

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