"Ho smesso di fare le notti a 30 anni e non le farò mai più" - 2/3
“Ho smesso di fare le notti a 30 anni e non le farò mai più”
Dopo due anni arrivò il bivio: restare in Inghilterra e puntare tutto sulla carriera, oppure cercare un posto che le permettesse di conciliare lavoro e passioni. La risposta arrivò durante una vacanza a Malta nel 2016. Andò a trovare un amico ricoverato in ospedale e sfruttò l’occasione per visitare la struttura sanitaria dell’isola e parlare con alcuni colleghi. “Mi dissero che avevano bisogno di infermieri, così ho inviato la candidatura“. Nel giro di poche settimane arrivò l’offerta. Lasciò l’Inghilterra e ripartì. All’epoca Malta era molto diversa da oggi: gli stranieri nell’ospedale pubblico erano pochissimi e l’integrazione non era scontata. “Lo scoglio più grande fu la lingua. L’inglese era la lingua ufficiale a lavoro, ma tra loro i maltesi parlavano maltese, che per buona parte deriva dall’arabo”. Lidia capì subito che per crescere avrebbe dovuto impararla. Si iscrisse a un corso, ma poco dopo fu l’ospedale stesso a organizzare lezioni gratuite per il personale straniero. “Quello mi ha aiutato. Oggi parlo maltese ed è stato fondamentale per la mia carriera”.
Una carriera che negli anni ha continuato ad avanzare. Oggi è senior nurse nella terapia intensiva neonatale, coordina attività di prevenzione delle infezioni ospedaliere e ricopre il ruolo di link nurse, figura di riferimento per la sicurezza clinica nel suo reparto. Parallelamente insegna all’Università di Malta come clinical instructor, formando studenti e infermieri. Ma non è solo il percorso professionale a raccontare la differenza tra Malta e l’Italia.
“Io ho smesso di fare le notti a poco più di trent’anni e non le farò mai più fino alla pensione. Qui esiste una flessibilità che mi ha permesso anche di accumulare ore e trasformarle in lunghi periodi liberi”. Negli ultimi anni è riuscita a viaggiare fino a tre o quattro mesi all’anno senza intaccare le ferie. A questo si aggiungono opportunità difficili da immaginare nel sistema sanitario italiano. Da due anni partecipa ai trasporti internazionali pediatrici, accompagnando bambini tra Malta, Italia e Regno Unito per visite specialistiche e interventi chirurgici. “Prendo l’aereo, seguo il paziente e ricevo una remunerazione aggiuntiva per questa attività”. Anche la formazione continua viene incentivata. “Se vogliamo partecipare a corsi o conferenze all’estero anticipiamo le spese e poi veniamo rimborsati. Nel 2023 sono stata cinque giorni in Inghilterra per una conferenza specialistica e l’ospedale ha coperto tutto”.