"Il problema è per tutti, non solo per i giovani" - 2/3
“Il problema è per tutti, non solo per i giovani”
Mattia Garau – Carissima ministra Calderone, un bellissimo paese in cui le regole non sono uguali per tutti e in cui conoscenze, pressioni politiche, amichettismo, baronismo, caporalato, sfruttamento del lavoro bracciante e anche del lavoro tecnico (partite Iva con uno o due clienti) ne fa da padrone, un paese in cui la pressione fiscale è assurdamente alta e sbilanciata a spese dei redditi medio bassi, è un paese che gestito come lo gestite sembra più un canto delle sirene che porta i suoi giovani a schiantarsi sugli scogli o a non partire affatto. Giovani che, per avere risposte alle proprie speranze e alle proprie sane ambizioni, per salvarsi meglio che girino al largo.
Massimo Onnelli – Il discorso di Calderone è la classica proiezione di chi misura la realtà con il metro degli ultra-ricchi — quella ristretta élite che accentra nelle proprie mani la stragrande maggioranza della ricchezza di questo tragico Paese. Ciò che manca del tutto a questa persona è l’ABC della dignità: una qualità che non si compra al mercato del privilegio, ma si conquista giorno per giorno con il lavoro vero e retribuito il giusto. Le paghe da fame elargite a piene mani dai nostri “prenditori” di professione non sono altro che sfruttamento travestito da opportunità. E allora ha perfettamente senso rifiutarsi di cedere al ricatto: persino fare il cameriere a testa alta e a stipendio dignitoso in un altro Paese diventa un atto di resistenza civile rispetto alla palude morale ed economica in cui siamo sprofondati.
Gianluca Stevanella – Mi dispiace contraddirvi, ma il problema non è solo dei giovani ma per tutte le età, per diversi settori lavorativi. I “GIOVANI” sono solo un pretesto per sviare o meglio indirizzare già nella premessa la problematica del lavoro in Italia.
Antonio – La ministra del lavoro vive in un mondo tutto suo. Siamo sottopagati. Lavoro facendo il portiere condominiale full time, da lunedì a venerdì. Il contratto a tempo indeterminato non l’ho mai visto.
Sara Comisso – Quella del Ministro è una narrazione totalmente scollegata dalla realtà dei fatti. I laureati italiani sono tra i più preparati al mondo perché sanno guardare i problemi nella loro complessità e da più prospettive. Non viene data loro fiducia dalle Aziende, non c’è posto nelle strutture di ricerca. Se ad un colloquio chiedi quale sarà il tuo stipendio fanno fatica a dirtelo e ti guardano anche male. Mancano i servizi per cui un giovane fatica a staccarsi dai genitori e a crearsi un futuro e una famiglia. Figli è complicato metterli al mondo perché mantenerli è impossibile. Non c’è vera competitività fra le aziende, se non sei figlio di qualcuno non vai avanti. Questo è un paese immobile, sterile su cui non può crescere più nulla. E da laureata ormai di mezza età, mi auguro che i miri figli se ne vadano da qui, in un posto che possa apprezzarli.
A.S. – Lavoro in una delle più grandi banche Italiane e me ne andrò presto dalla mia ragazza Italiana che vive a Londra. Le grandi aziende Italiane sono lo specchio di questa Italia, clientelismo, nepotismo, middle management impreparato e gli unici “giovani” che hanno qualche possibilità di carriera sono raccomandati e spesso scarsi, perché non ci sono processi di selezione dei talenti meritocratici. Ora, se sei qualificato e guadagni molto bene, sei anche sacrificabile, perché sei un costo elevato per le aziende e non una risorsa.