Sanzioni alla Russia? Sì ma fino a un certo punto. Retromarcia dell’Ue sulle pelli di zibellino: “Pressione ricevuta da Italia e Grecia”
Guerra a Vladimir Putin a ogni costo. Meglio, quasi a ogni costo. Perché se di mezzo finiscono le nostre preziose pellicce da decine di migliaia di euro, allora l’Europa – Italia in testa – si scopre decisamente meno filoucraina. Ed è così che alla retorica del “distruggeremo la loro economia con le sanzioni” si chiude un occhio: le pelli russe di zibellino devono continuare a circolare nei mercati europei. A deciderlo è proprio la Commissione guidata da Ursula von der Leyen: nell’ultimo pacchetto di misure contro Mosca, il divieto di commercio del pellame di mustelide viene rimosso. Insomma, va bene rinunciare al gas, ma non toccateci le nostre pellicce.
Lo zibellino è un piccolo mammifero carnivoro originario dell’Asia centrale. La sua pelliccia è molto ricercata dalle case di moda del lusso. Un soprabito può partire da qualche migliaio di euro, ma mediamente costa diverse decine di migliaia di euro, fino ad arrivare ai cappotti, che possono superare anche i centomila euro. Ora, gli Stati membri dell’Ue hanno approvato il 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e sul caso delle pelli di zibellino hanno fatto una bella retromarcia. Il divieto di commercio, infatti, era stato inserito ad aprile, mentre lo scorso 23 luglio è stato tolto. La ragione? Per l’Ue i produttori russi hanno una posizione dominante nel mercato, perciò la decisione avrebbe comportato un danno per le aziende europee.
A denunciare il cortocircuito – e l’ipocrisia – è l’associazione internazionale Humane World for Animals. Che, tra le altre cose, punta il dito proprio contro il governo guidato da Giorgia Meloni e quello della Grecia, poiché i due Paesi sono i principali acquirenti di pelli di zibellino provenienti dalla Russia e poiché avrebbero fatto pressione su Bruxelles attraverso “richieste di esenzione”. Il tutto mentre tanto l’Ue quanto il nostro esecutivo spingono sull’acceleratore per l’acquisto e l’invio di armi a Kiev e fanno di tutto per dipingere la Russia come il male assoluto, aumentando le spese in armamenti mentre agitano lo spettro dell’invasione dei cosacchi.
Tanto per guardare a casa nostra, in nome della lotta a Mosca sono stati silenziati intellettuali e scrittori (ricordate Paolo Nori?), sono state elaborate – e pubblicate sui giornali – liste di proscrizione di presunti filoputiniani; sono stati cacciati direttori d’orchestra e, caso recente, il commissario tecnico in pectore della Nazionale di calcio, Andrea Pirlo. Ma per lo zibellino, contessa, è doveroso alzare le mani.
La direttrice delle Relazioni istituzionali di Humane World for Animals Europe, Joanna Swabe, ha dichiarato che “in un momento in cui la Russia continua a condurre la guerra contro l’Ucraina, è inaccettabile che la Commissione abbia scelto di riaprire le porte a una delle esportazioni di lusso più esclusive della Russia. Le pellicce di zibellino non rispondono a un bisogno essenziale: rappresentano un simbolo di status del tutto superfluo, ottenuto attraverso la sofferenza degli animali e commercializzato per sostenere un’industria il cui modello di business appartiene ormai al passato. Cedere in questo modo alle pressioni della lobby della pellicceria rivela un doppio standard profondamente preoccupante”.
Da qui la riflessione sull’Ue, che “non può sostenere in modo credibile un regime di sanzioni sui beni di lusso russi e, allo stesso tempo, prevedere eccezioni per le materie prime che consentono di continuare la produzione di pellicce di lusso all’interno dell’Europa. Questa decisione rischia di permettere alle aziende europee di trarre profitto dalle pelli russe, presentando al contempo ai cittadini l’illusione di un regime sanzionatorio fondato su principi coerenti e sulla solidarietà nei confronti dell’Ucraina”.
In questo quadro, Humane World for Animals ricorda alla Commissione Ue che oltre 1,5 milioni di persone hanno sottoscritto l’iniziativa dei Cittadini Europei Fur Free Europe, che chiede l’introduzione di un divieto a livello europeo dell’allevamento di animali per la produzione di pelliccia, nonché dell’importazione e della vendita di pellicce. Va detto che, per tutta risposta, l’Ue ha vietato l’importazione di carne bovina proveniente da allevamenti intensivi che distruggono le foreste del mondo, ma non l’importazione di pelli di quegli stessi allevamenti. Un altro bel controsenso.
Nella foto, zibellino di Е.Медведева (Creative Commons)
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