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Uscite dal tunnel Tav! Non parliamo del milione di danni ma del fallimento di un’opera da 16 miliardi

Sono 30 anni che ogni argomento critico viene trattato alla stregua di “minchiate”. Ed è così che siamo arrivati a questo grado di conflittualità. Ecco la mia posizione netta
Uscite dal tunnel Tav! Non parliamo del milione di danni ma del fallimento di un’opera da 16 miliardi
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Ci chiedono una presa di posizione netta. Come Avs l’abbiamo da sempre. Siamo pacifisti e non violenti, l’odore acre del fuoco ci fa schifo come la militarizzazione di una valle e i cinque pacchetti sicurezza che palesemente hanno fallito. E non siamo ipocriti.

Due di giorni di posti di blocco ai caselli autostradali; perquisizioni a tappeto e schedature, misure di prevenzione, daspo urbani e fogli di via per chi stava andando ad Alta Felicità. Tutto questo dispiegamento di forze non è servito a impedire gli scontri e i disordini. Anzi. Se si conosce l’identità di chi ha agito, a che cosa sono servite quelle misure preventive repressive a tappeto che non li hanno fermati? La verità è che se si vuole la pace non si prepara un assetto di guerra. Non ci siamo associati alla richiesta di informativa a Piantedosi, perché altrimenti avremmo dovuto chiedere le dimissioni di Piantedosi, per poi vedere Salvini al suo posto. Uno che continua a stanziare risorse per un’opera su cui non si apre mai una discussione. Chiediamo invece di discutere proprio di quest’opera. Nel merito.

Invece arriva il coro dei “non si discute”, “è vitale”, “è indispensabile”. Sono 30 anni che ogni argomento critico viene trattato alla stregua di “minchiate”. Ed è così che siamo arrivati a questo grado di conflittualità. Ecco la mia posizione netta. Quel milione di danni, intanto, arrivava dalle tasse di lavoratori e lavoratrici e sempre da quelle verrà ripagato. A proposito di sprechi, questa vicenda racconta una devastazione e uno sperpero lungo 35 anni di cui nessuno vuole parlare. Un fallimento inversamente proporzionale alle percentuali infime di realizzazione di quel tunnel.

A giugno 2026 lo scavo di gallerie ferroviarie ha raggiunto 21,3 km: il 18% di un totale di 118,8 km (fra tunnel di base e tunnel di interconnessione tra Susa e Bussoleno). Gli studi e i lavori preliminari sono partiti 25 anni fa e sono ancora da completare. I lavori di scavo sono in corso da 10 anni esclusivamente in territorio francese, al ritmo di poco più di 2 km all’anno. Tra il 2016 e il 2019 una sola macchina automatica di scavo ha realizzato 9 km di una delle due gallerie del tunnel. Dal 2019 al 2025 nessuna macchina di scavo ha operato: gli scavi sono proseguiti con modalità tradizionale. A fine 2025 è stata avviata una seconda macchina che in 10 mesi ha percorso meno di 300 metri. Doveva percorrerne oltre 3 km. Al momento, è l’unica al lavoro in tutto il tunnel di base. Ne erano previste 7. 4 sono ferme in Germania. Una non è ancora stata ordinata.

L’entrata in esercizio del tunnel di base è dichiarata per l’anno 2033. Ma davvero credete che a questo ritmo completeremo i lavori di scavo e le opere civili tra il 2029 e il 2030? In tutto ciò, le nuove linee di accesso nella tratta francese non entreranno in esercizio prima del 2045. Il progetto del 2011 per la tratta di accesso italiana al tunnel di base non è stato approvato. Ha subito una revisione da parte del Ministero. L’iter del progetto definitivo di un tratto tra Avigliana e lo scalo merci di Torino-Orbassano è ancora in corso.

Ma parliamo, appunto, dei costi. Il costo aggiornato per il tunnel di base è di 16,1 miliardi di euro. Il costo aggiornato della Avigliana-Orbassano nella tratta nazionale italiana è pari a 3 miliardi. I contributi europei finora assegnati possono coprire meno del 12% del costo aggiornato di realizzazione del tunnel di base. Al ritmo di finanziamento attuale, i costi sono largamente a carico di Italia e Francia. L’Italia finora ha stanziato il 37% del costo di realizzazione del tunnel di base. La Francia meno dell’11%. Sommando i contributi europei finora assegnati e gli stanziamenti di Italia e Francia, si arriva a meno del 60% del costo di realizzazione. Per le tratte nazionali le risorse sono ancora minori o del tutto assenti. In Italia poco più di 0,8 miliardi: possono coprire circa il 25% della Avigliana-Orbassano. In Francia praticamente nessuno stanziamento. Ecco, questo è lo stato dell’arte.

Marcello Sorgi (non esattamente un eco socialista) scrive su La Stampa che la destra dovrebbe avere il coraggio guardare ai ritardi e forse di rinunciare alla Tav. Purtroppo la destra, al momento, è impegnata in sopralluoghi in Val Susa che nulla hanno a che vedere con il cantiere Tav. Eppure, è proprio il governo a dover ragionare su un progetto che oggi è obsoleto per tanti. I treni che viaggiano a 220 km orari e trasportano merci a 120 non nemmeno più considerati veloci. I commerci continentali verso l’est sono attualmente compromessi dalla guerra in Ucraina. Ma loro vanno avanti. Forti dei cori di chi da sempre liquida come imbecilli esperti, sindaci e attivisti. Scalzacani tutti quanti, quando occorre.

Se la veemenza con cui vogliono la Tav l’avessero messa sulle politiche industriali, non avremmo Mirafiori vuota. Il sito meno produttivo d’Europa solo perché non vogliamo altri produttori. Se quella veemenza, quei soldi e quella passione per il trasporto fossero stati messi sul trasporto pubblico locale, non avremmo la metro 1 di Torino ancora ferma prima di Rivoli e la linea 2 solo su carta.

Perciò basta, non ci sono più alibi. Uscite dal tunnel.

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