Morte Fakir, scorta al sindaco Pd Lepore per le minacce social dopo gli scontri in piazza a Bologna
Mentre è massima in città l’attenzione per il presidio chiamato da collettivi e comitati per domenica sera al Pilastro, a una settimana dalla morte di Abderrahim Fakir, la Prefettura di Bologna ha deciso di assegnare la scorta al sindaco del capoluogo emiliano, Matteo Lepore, in seguito alle minacce comparse sui social nei giorni scorsi per la gestione del caso del 42enne morto durante un intervento di polizia.
Lo riportano alcuni quotidiani, tra cui Corriere della Sera e Repubbblica. La protezione, secondo quanto scrivono i due quotidiani, dovrebbe attivarsi nei prossimi giorni. “Lepore ti vogliamo come Fakir”, “Per caso ha la scorta o non se lo fila nessuno? Così gli troviamo degli agenti su misura per lui”. È solo una parte della scia d’odio sui social che ha travolto il sindaco di Bologna, dopo la notte di guerriglia in pieno centro, tra lunedì e martedì, seguita alla manifestazione per chiedere verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir. Tra i messaggi rivolti a Lepore anche alcuni inviati privatamente, e in un caso con l’indirizzo di una casa del primo cittadino. Insulti, ma soprattutto minacce, che hanno spinto il primo cittadino a presentare querela in Questura per tutelarsi.
“La decisione di assegnare la scorta al sindaco Matteo Lepore è una notizia che dovrebbe preoccupare tutti, al di là delle appartenenze politiche. Quando un sindaco è costretto a vivere sotto protezione per le minacce ricevute, è sotto attacco il libero esercizio delle istituzioni democratiche e il principio stesso dello Stato di diritto”, ha dichiarato il segretario provinciale del Pd di Bologna, Enrico Di Stasi, in scia alla notizia.
“In queste settimane, abbiamo assistito a un’escalation di insulti, campagne d’odio e delegittimazione che hanno progressivamente superato il confine del confronto politico. Le critiche, anche le più dure, fanno parte della democrazia. Le intimidazioni, le minacce di morte e l’istigazione all’odio no. Sono un attacco alla convivenza civile e non possono essere in alcun modo normalizzate – ha aggiunto Di Stasi -. Esprimiamo a Matteo Lepore la piena solidarietà del Partito Democratico e la nostra vicinanza personale e umana. Allo stesso tempo, rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche e a tutte le istituzioni perché si abbassino i toni, che non significa rinunciare al confronto, significa impedire che il clima di odio alimenti i comportamenti di chi pensa di poter sostituire la violenza al dibattito democratico”.